Finalmente il libretto di circolazione ed il certificato di proprietà dell’auto verranno integrati in un unico documento. La Pubblica Amministrazione da tempo aveva annunciato l’integrazione tra i compiti del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) gestito dall’Aci (per il certificato di proprietà del veicolo) e quelli della Motorizzazione (per il libretto di circolazione).
Ora con la riforma della Pubblica Amministrazione tutti i compiti confluiranno in un’unica agenzia presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In poche parole, come Riccardo Nencini – viceministro ai Trasporti – ha annunciato, significa che l’automobilista avrà “un solo documento per l’auto al posto dei due attuali con responsabilità del Ministero”.
Nencini ha sottolineato che aveva preso l’impegno di unire i documenti due anni fa e ora, finalmente, è riuscito nel suo intento. Ha aggiunto anche che per i cittadini ci sarà un non indifferente risparmio di 39 euro. Da questo momento per ogni pratica di immatricolazione o passaggio di proprietà di un automezzo si pagheranno 61 euro anziché gli attuali 100.
Il 7 febbraio scorso anche l’Autorità Antitrust aveva avanzato la proposta di “un’unica agenzia sottoposta alla vigilanza del Ministero dei Trasporti in cui far confluire le funzioni ad oggi svolte dal Mit e da Aci“, precisando che una nuova agenzia avrebbe potuto introdurre un’unica modalità di archiviazione allo scopo di rilasciare un unico documento contenente i dati di proprietà e di circolazione degli autoveicoli. La semplificazione amministrativa di gestione delle banche dati – tanto desiderata – è avviata.
L’Antitrust, in quell’occasione, aveva sottolineato che non riteneva ammissibile la mescolanza di poteri, interessi e ruoli tra Aci e Ac provinciali, tra attività istituzionale di gestione del PRA, attività federali del settore dell’automobilismo e altre attività commerciali, spesso con le caratteristiche della concorrenza più che del perseguimento delle finalità istituzionali.
C’è da aggiungere che con l’introduzione di un unico documento, l’intestatario del veicolo ne è anche il proprietario.
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venerdì 31 marzo 2017
sabato 31 dicembre 2016
Devel Sixteen: è l’auto più veloce al mondo, 560 km/h e 5000CV
Devel Sixteen è l’auto più veloce al mondo con ben 5000 cavalli di potenza e una velocità massima di 560 km/h. È stata presentata nel 2013 al Dubai Motor Show, ma ancora non è stata messa in vendita e chissà se lo sarà mai. Il prezzo non dovrebbe essere eccessivo per un auto del genere dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di euro.
Non vi è dubbio comunque che è un auto fuori dal comune se si può ancora parlare di auto. Ha numeri da capogiro, mette in fila le hipercar più famose, contro la Devel nulla possono le varie Mc Laren P1, Ferrari LaFerrari, Pagani Huayra, Bugatti Chiron. Motore V16 da 7445 cc realizzato in alluminio, 5000 cavalli di potenza, 2 valvole per cilindro (32 valvole), 4 turbocompressori, 4 marce automatiche, trazione posteriore. È possibile selezionare diversi assetti del motore che ne limitano la potenza a 1200 cavalli per l’utilizzo giornaliero oppure a 2500 cavalli, per una guida più sportiva, e infine alla potenza massima dei 5000 cavalli.
Il corpo è realizzato in fibra di carbonio con il telaio in alluminio montato su monoscocca in fibra di carbonio. Gomme e cerchioni saranno differenti in base al tipo di utilizzo visto che le elevate velocità fornite alla massima potenza della Devel Sixteen hanno un’usura molto elevata sulle gomme.
Le prestazioni sono impressionanti, da 0 a 100 km/h orari in 1,8 secondi e la velocità massima raggiungibile da questo, che è un vero e proprio missile, è pari a 560 km/h. Si tratta comunque di valori stimati in quanto nonostante l’auto sia stata realizzata, almeno in un prototipo, non è ancora stata messa in vendita e non è detto che lo sarà. È, però, interessante notare come anche altri paesi al di fuori di Stati Uniti ed Europa sono interessati alla realizzazione di hypercar, raggiungendo anche degli ottimi risultati.
Non vi è dubbio comunque che è un auto fuori dal comune se si può ancora parlare di auto. Ha numeri da capogiro, mette in fila le hipercar più famose, contro la Devel nulla possono le varie Mc Laren P1, Ferrari LaFerrari, Pagani Huayra, Bugatti Chiron. Motore V16 da 7445 cc realizzato in alluminio, 5000 cavalli di potenza, 2 valvole per cilindro (32 valvole), 4 turbocompressori, 4 marce automatiche, trazione posteriore. È possibile selezionare diversi assetti del motore che ne limitano la potenza a 1200 cavalli per l’utilizzo giornaliero oppure a 2500 cavalli, per una guida più sportiva, e infine alla potenza massima dei 5000 cavalli.
Il corpo è realizzato in fibra di carbonio con il telaio in alluminio montato su monoscocca in fibra di carbonio. Gomme e cerchioni saranno differenti in base al tipo di utilizzo visto che le elevate velocità fornite alla massima potenza della Devel Sixteen hanno un’usura molto elevata sulle gomme.
Le prestazioni sono impressionanti, da 0 a 100 km/h orari in 1,8 secondi e la velocità massima raggiungibile da questo, che è un vero e proprio missile, è pari a 560 km/h. Si tratta comunque di valori stimati in quanto nonostante l’auto sia stata realizzata, almeno in un prototipo, non è ancora stata messa in vendita e non è detto che lo sarà. È, però, interessante notare come anche altri paesi al di fuori di Stati Uniti ed Europa sono interessati alla realizzazione di hypercar, raggiungendo anche degli ottimi risultati.
martedì 6 dicembre 2016
Jaguar I-Pace, crossover elettrica spaziosamente raffinata e veloce
All’ultimo salone dell’auto di Los Angeles (terminato il 27 Novembre), Jaguar – la mitica casa automobilistica britannica di Coventry – ha presentato la sua nuova Jaguar I-Pace, una crossover che unisce elementi del genere coupé e SUV nell’ottica di una guida ecologica, conseguita grazie – appunto – alla propulsione elettrica.
Jaguar I-Pace, ispirata alle intuizioni della concept Jaguar C-X75, ha una silhouette concepita ex novo per risultare aerodinamica e fendere al meglio l’aria con la minore resistenza possibile (Cx pari a 0,29). Le maniglie laterali, a filo, sono a scomparsa ed anche le prese ed i condotti d’aria – che si affacciano sul cofano – sono studiati in modo da incanalare o delfettere i flussi d’aria affrontati. Ne consegue, quindi, un look aggressivo non fine a sé stesso ma concepito appositamente per incrementare velocità ed autonomia, senza dover ingrossare più di tanto le batterie di bordo.
Motoristicamente parlando, la Jaguar I-Pace implementa due motori elettrici, uno per asse, che le garantiscono – oltre alla trazione integrale – anche una potenza su strada di 400 cavalli vapore (coppia motrice di 700 Newton metri): questo si traduce in uno scatto da 0 a 100 km/h in poco più dei 4 secondi necessari a raggiungere i 96 km/h. Ad alimentare il comparto dei motori elettrici, provvedono 2 batterie da 90 kWh raffreddate a liquido e collocate – per una miglior distribuzione dei pesi (comunque ottenuta grazie al medesimo sistema di sospensioni della F-Pace) – nella parte centrale dei veicolo: con 90 minuti di ricarica, il ripristino energetico delle medesime è già all’80% e, nel giro di poco più di 2 ore, può dirsi completo. Da quel momento in poi, si potrà disporre – con tranquillità – di un’autonomia pari a 500 km.
Gli interni della Jaguar I-Pace sono molto spaziosi, merito dell’assenza della propulsione termodinamica: su 4.68 metri totali, l’interasse – di ben 2.99 metri – garantisce spazio a sufficienza per i 5 passeggeri, anche nella zona piedi. Il vano bagagli offre una capienza di 530 litri ed ulteriori 28 se ne aggiungono grazie al minivano del cofano anteriore. In termini di materiali, Jaguar – come suo solito – non ha badato a spese: il telaio e le finiture sono in fibra di carbonio e l’alluminio, mentre i sedili sono rivestiti in pelle Windsor con doppia cucitura: modernità e proverbiale cura artigianale sono ben sintetizzati in questa I-Pace che non lesina nemmeno in termini di innovazioni in ottica smart.
La consolle strumenti è rappresentata da un monitor che mostra le informazioni sullo stato della vettura mentre altre indicazioni utili alla percorrenza vengono proiettate sul parabrezza dall’head-up display posto sul cruscotto. Nella plancia centrale, 2 touch screen – infine – si occupano dell’infotainment e di consentire l’accesso alle utili funzioni dell’InControl Touch Pro (controllo anti-stanchezza, mantenimento della velocità ottimale in base alla lettura dei segnali stradali, lane keep assistant, app “tile” per il recupero di oggetti vari grazie ai tag Bluetooth etc).
Considerando che la F-Pace della Jaguar ondeggia già sui 50 mila euro, in termini di prezzo, è lecito ipotizzare che la I-Pace, vista la propulsione elettrica, dovrebbe costare qualcosina in più: in ogni caso, attestato che la sua commercializzazione è preventivata per il 2018 e che vi sarà modo di ammirarla ancora al salone dell’auto di Francoforte, maggiori dettagli a riguardo giungeranno sicuramente in avanti.
Jaguar I-Pace, ispirata alle intuizioni della concept Jaguar C-X75, ha una silhouette concepita ex novo per risultare aerodinamica e fendere al meglio l’aria con la minore resistenza possibile (Cx pari a 0,29). Le maniglie laterali, a filo, sono a scomparsa ed anche le prese ed i condotti d’aria – che si affacciano sul cofano – sono studiati in modo da incanalare o delfettere i flussi d’aria affrontati. Ne consegue, quindi, un look aggressivo non fine a sé stesso ma concepito appositamente per incrementare velocità ed autonomia, senza dover ingrossare più di tanto le batterie di bordo.
Motoristicamente parlando, la Jaguar I-Pace implementa due motori elettrici, uno per asse, che le garantiscono – oltre alla trazione integrale – anche una potenza su strada di 400 cavalli vapore (coppia motrice di 700 Newton metri): questo si traduce in uno scatto da 0 a 100 km/h in poco più dei 4 secondi necessari a raggiungere i 96 km/h. Ad alimentare il comparto dei motori elettrici, provvedono 2 batterie da 90 kWh raffreddate a liquido e collocate – per una miglior distribuzione dei pesi (comunque ottenuta grazie al medesimo sistema di sospensioni della F-Pace) – nella parte centrale dei veicolo: con 90 minuti di ricarica, il ripristino energetico delle medesime è già all’80% e, nel giro di poco più di 2 ore, può dirsi completo. Da quel momento in poi, si potrà disporre – con tranquillità – di un’autonomia pari a 500 km.
Gli interni della Jaguar I-Pace sono molto spaziosi, merito dell’assenza della propulsione termodinamica: su 4.68 metri totali, l’interasse – di ben 2.99 metri – garantisce spazio a sufficienza per i 5 passeggeri, anche nella zona piedi. Il vano bagagli offre una capienza di 530 litri ed ulteriori 28 se ne aggiungono grazie al minivano del cofano anteriore. In termini di materiali, Jaguar – come suo solito – non ha badato a spese: il telaio e le finiture sono in fibra di carbonio e l’alluminio, mentre i sedili sono rivestiti in pelle Windsor con doppia cucitura: modernità e proverbiale cura artigianale sono ben sintetizzati in questa I-Pace che non lesina nemmeno in termini di innovazioni in ottica smart.
La consolle strumenti è rappresentata da un monitor che mostra le informazioni sullo stato della vettura mentre altre indicazioni utili alla percorrenza vengono proiettate sul parabrezza dall’head-up display posto sul cruscotto. Nella plancia centrale, 2 touch screen – infine – si occupano dell’infotainment e di consentire l’accesso alle utili funzioni dell’InControl Touch Pro (controllo anti-stanchezza, mantenimento della velocità ottimale in base alla lettura dei segnali stradali, lane keep assistant, app “tile” per il recupero di oggetti vari grazie ai tag Bluetooth etc).
Considerando che la F-Pace della Jaguar ondeggia già sui 50 mila euro, in termini di prezzo, è lecito ipotizzare che la I-Pace, vista la propulsione elettrica, dovrebbe costare qualcosina in più: in ogni caso, attestato che la sua commercializzazione è preventivata per il 2018 e che vi sarà modo di ammirarla ancora al salone dell’auto di Francoforte, maggiori dettagli a riguardo giungeranno sicuramente in avanti.
domenica 27 novembre 2016
Nio EP9, la supercar elettrica più veloce, bella e costosa al mondo
Saatchy è un’importante galleria d’arte londinese specializzata in esposizioni di artisti contemporanei che, in questi giorni, in via del tutto eccezionale, ha concesso di ammirare un frutto alquanto originale dell’ingegno umano: la Nio EP9, una supercar elettrica cinese che, oltre ad essere bellissima, è anche il veicolo elettrico più veloce al mondo.
Nio EP9, sebbene poco nota, non sbuca fuori dal nulla: a realizzarla è stata NexEV, azienda cinese specializzata in veicoli elettrici che, tra i suoi numerosi investitori, può vantare anche grossi nomi del calibro di Tencent Holdings Limited, il gigante del web noto per aver creato il messenger “WeChat”. Anche il background tecnico, oltre ai “natali illustri”, vi è tutto: gran parte delle soluzioni motoristiche e di sicurezza portate in dote alla Nio EP9 provengono dal veicolo (guidato da Nelson Piquet Jr) con cui NexEV ha vinto il campionato riservato alle auto sportive elettriche, la Formula E. A livello strutturale, la Nio EP9 ha la classica silhouette da supercar con due ampie prese d’aria sull’avantreno e, ai lati, due portiere che si aprono ad “ali di gabbiano”: una volta entrati nell’abitacolo, si rimane stupiti dalla quasi totale assenza di comandi fisici, sostituiti da ben 4 display. Di questi, uno è collocato sul volante e, in sostanza, sostituisce la plancia degli strumenti, un altro è posto sulla consolle ed ha sviluppo verticale, un terzo è posto – con estensione orizzontale – davanti al passeggero anteriore e, infine, un quarto è alloggiato sul retro. Ovviamente, trattandosi ancora di una show car, non sono stati forniti ulteriori dettagli in merito alle implementazioni puramente hi-tech del veicolo. Più che altro, in sede di esposizione, ci si è concentrati sul lato motoristico. Sotto questo punto di vista, la Nio EP9 monta 4 motori elettrici che, messi a lavorare assieme, scaricano su strada la bellezza di 1300 cavalli vapore complessivi. Questo, traslato in termini prestazionali, si traduce in performance degne di “rivali” prestigiose quali, appunto, la Porsche 918, e la McLaren P1: la Nio EP9 sprinta da 0 a 100 km in 2.7 secondi e, per centrare i 200 km/h non ci mette più di 7.1 secondi. Appena 15.9, poi, ce ne vogliono per centrare i 300 km/h. Il massimo a cui può arrivare questo gioiello è decisamente notevole, con i suoi 313 chilometri all’ora. Chi temesse per la propria sicurezza, o di “prendere il volo”, può tranquillizzarsi. Come detto, anche le feature di sicurezza della Nio EP9 provengono dalle competizioni in Formula E: sul retro è presente un ragguardevole alettone che, oltre a consentire le performance citate in rettilineo, genera anche una forza di deportanza molto utile nel tenere il veicolo incollato al suolo in curva. Nel complesso, poi, l’adesione del veicolo al suolo è conseguita anche con un ottimo escamotage ingegneristico: in tandem con l’alettone di cui sopra, opera anche un lungo diffusore posto sotto tutto il pianale dell’auto. Il risultato è così soddisfacente che, in curva, ci si può permettere un’accelerazione di ben 2.53G e, in gara, al Nurburgring Nordschleife, la Nio EP9 è riuscita a completare un giro in soli 7 minuti e 5.12 secondi (record su pista).
Sempre restando nel novero delle performance, giova ricordare che la Nio EP9 è da record anche nel ricaricare le sue batterie: secondo quanto dichiarato dalla NexEV, la Nio EP9 si ricarica del tutto in 45 minuti e, da quel momento, è in grado di garantire un’autonomia di ben 427 km (in condizioni di percorrenza ideali).
Purtroppo, tutto ciò ha un prezzo. E salato. Ogni esemplare della Nio EP9 costerà uno sproposito: 1.2 milioni di euro. Non stupisce, quindi, il fatto che ne saranno prodotti solo 6 esemplari che finiranno tutti nel mercato cinese: solo dopo, eventualmente, si penserà a Stati Uniti, Regno Unito ed Europa.
Nio EP9, sebbene poco nota, non sbuca fuori dal nulla: a realizzarla è stata NexEV, azienda cinese specializzata in veicoli elettrici che, tra i suoi numerosi investitori, può vantare anche grossi nomi del calibro di Tencent Holdings Limited, il gigante del web noto per aver creato il messenger “WeChat”. Anche il background tecnico, oltre ai “natali illustri”, vi è tutto: gran parte delle soluzioni motoristiche e di sicurezza portate in dote alla Nio EP9 provengono dal veicolo (guidato da Nelson Piquet Jr) con cui NexEV ha vinto il campionato riservato alle auto sportive elettriche, la Formula E. A livello strutturale, la Nio EP9 ha la classica silhouette da supercar con due ampie prese d’aria sull’avantreno e, ai lati, due portiere che si aprono ad “ali di gabbiano”: una volta entrati nell’abitacolo, si rimane stupiti dalla quasi totale assenza di comandi fisici, sostituiti da ben 4 display. Di questi, uno è collocato sul volante e, in sostanza, sostituisce la plancia degli strumenti, un altro è posto sulla consolle ed ha sviluppo verticale, un terzo è posto – con estensione orizzontale – davanti al passeggero anteriore e, infine, un quarto è alloggiato sul retro. Ovviamente, trattandosi ancora di una show car, non sono stati forniti ulteriori dettagli in merito alle implementazioni puramente hi-tech del veicolo. Più che altro, in sede di esposizione, ci si è concentrati sul lato motoristico. Sotto questo punto di vista, la Nio EP9 monta 4 motori elettrici che, messi a lavorare assieme, scaricano su strada la bellezza di 1300 cavalli vapore complessivi. Questo, traslato in termini prestazionali, si traduce in performance degne di “rivali” prestigiose quali, appunto, la Porsche 918, e la McLaren P1: la Nio EP9 sprinta da 0 a 100 km in 2.7 secondi e, per centrare i 200 km/h non ci mette più di 7.1 secondi. Appena 15.9, poi, ce ne vogliono per centrare i 300 km/h. Il massimo a cui può arrivare questo gioiello è decisamente notevole, con i suoi 313 chilometri all’ora. Chi temesse per la propria sicurezza, o di “prendere il volo”, può tranquillizzarsi. Come detto, anche le feature di sicurezza della Nio EP9 provengono dalle competizioni in Formula E: sul retro è presente un ragguardevole alettone che, oltre a consentire le performance citate in rettilineo, genera anche una forza di deportanza molto utile nel tenere il veicolo incollato al suolo in curva. Nel complesso, poi, l’adesione del veicolo al suolo è conseguita anche con un ottimo escamotage ingegneristico: in tandem con l’alettone di cui sopra, opera anche un lungo diffusore posto sotto tutto il pianale dell’auto. Il risultato è così soddisfacente che, in curva, ci si può permettere un’accelerazione di ben 2.53G e, in gara, al Nurburgring Nordschleife, la Nio EP9 è riuscita a completare un giro in soli 7 minuti e 5.12 secondi (record su pista).
Sempre restando nel novero delle performance, giova ricordare che la Nio EP9 è da record anche nel ricaricare le sue batterie: secondo quanto dichiarato dalla NexEV, la Nio EP9 si ricarica del tutto in 45 minuti e, da quel momento, è in grado di garantire un’autonomia di ben 427 km (in condizioni di percorrenza ideali).
Purtroppo, tutto ciò ha un prezzo. E salato. Ogni esemplare della Nio EP9 costerà uno sproposito: 1.2 milioni di euro. Non stupisce, quindi, il fatto che ne saranno prodotti solo 6 esemplari che finiranno tutti nel mercato cinese: solo dopo, eventualmente, si penserà a Stati Uniti, Regno Unito ed Europa.
venerdì 25 novembre 2016
Lamborghini Huracan RWD Spyder: una supercar decappottabile da sogno
Dopo una lunga attesa, è iniziato il Salone dell’Auto di Los Angeles (18-27 Novembre 2016) ed una delle case automobilistiche che più si è fatta apprezzare è stata la bolognese Lamborghini che, per l’occasione, ha presentato anche la sua Lamborghini Huracan RWD Spyder decappottabile.
La nuova supercar di Sant’Agata Bolognese ha quasi lo stesso form factor della versione a trazione integrale, non fosse per l’avantreno che mostra due prese d’aria più pronunciate, finalizzate sia a raffreddare il motore che ad aumentare – sul frontale – il peso aerodinamico del veicolo che, in questo caso, ha la trazione solo posteriore. Anche la capote, in tela, è differente, visto che può esser aperta e richiusa in 17 secondi, anche a velocità di marcia sostenuta (50 km/h): in questo caso, per garantire la piacevolezza del guidare capelli al vento anche sprintando, i tecnici di Stefano Domenicali hanno previsto dei deflettori laterali, che ridurranno la rumorosità ambientale nell’abitacolo, e la possibilità di sollevare il lunotto con funzione antivento (feature, questa, implementata anche da un condotto che, integrato nel telaio, devia le turbolenze al di sopra della zona passeggeri). Oltre a un senso di libertà, la nuova Huracan RWD Spyder decappottabile propone anche tanta potenza: il motore è un V10 da 5.2 litri aspirato capace di sprigionare – ad 8000 giri/min – una potenza di 580 cavalli vapore, e – a 6500 giri/min, una coppia motrice di 540 Newton metri. In ogni caso, non sarà necessario spingersi a tanto per apprezzare le peculiarità di questa supercar: già a 1000 giri/min, si potrà fruire del 75% della coppia motrice, e – qualora non fosse abbastanza – ci si potrà pur sempre divertire con partenze a bruciapelo da brivido in grado di vantare uno scatto da 0 a 100 km/h in 3.6 secondi.
Il merito delle prestazioni della Huracan RWD è la diretta conseguenza di una serie di scelte progettuali molto felici: il telaio, in alluminio e fibra di carbonio, ed i freni a disco in acciaio (copri disco in alluminio), consentono di ridurre il peso complessivo del veicolo a 1.509 Kg, il 40% del quale è distribuito sull’avantreno (che, così, potrà essere dedicato a direzionare il veicolo, molto piacevolmente anche in sovrasterzo) ed il 60% del retrotreno. Oltre a questo, va citata anche l’adozione di un cambio a doppia frizione, con 7 rapporti: quest’ultimo, infatti, grazie alla feature “Launch Control” consente ottime accelerazioni anche da fermo.
A livello più prettamente tecnologico, la decappottabile della Lamborghini esibisce la seconda generazione del Lamborghini Infotainment System, che si concreta in un display HD (TFT) da 12,3 pollici, ed il tasto “Anima” che permette di scegliere lo stile di guida (Strada per il quotidiano, Sport per una guida divertente, e Corsa per andamenti “sportivi”).
Per quanto riguarda la commercializzazione, la Huracan RWD Spyder decappottabile sarà disponibile all’acquisto a partire dal Gennaio 2017 ad un prezzo ancora da ufficializzare ma che, quasi sicuramente, si andrà a posizionare tra quello delle versioni coupé a trazione integrale e quello dei corrispondenti a trazione solo posteriore.
La nuova supercar di Sant’Agata Bolognese ha quasi lo stesso form factor della versione a trazione integrale, non fosse per l’avantreno che mostra due prese d’aria più pronunciate, finalizzate sia a raffreddare il motore che ad aumentare – sul frontale – il peso aerodinamico del veicolo che, in questo caso, ha la trazione solo posteriore. Anche la capote, in tela, è differente, visto che può esser aperta e richiusa in 17 secondi, anche a velocità di marcia sostenuta (50 km/h): in questo caso, per garantire la piacevolezza del guidare capelli al vento anche sprintando, i tecnici di Stefano Domenicali hanno previsto dei deflettori laterali, che ridurranno la rumorosità ambientale nell’abitacolo, e la possibilità di sollevare il lunotto con funzione antivento (feature, questa, implementata anche da un condotto che, integrato nel telaio, devia le turbolenze al di sopra della zona passeggeri). Oltre a un senso di libertà, la nuova Huracan RWD Spyder decappottabile propone anche tanta potenza: il motore è un V10 da 5.2 litri aspirato capace di sprigionare – ad 8000 giri/min – una potenza di 580 cavalli vapore, e – a 6500 giri/min, una coppia motrice di 540 Newton metri. In ogni caso, non sarà necessario spingersi a tanto per apprezzare le peculiarità di questa supercar: già a 1000 giri/min, si potrà fruire del 75% della coppia motrice, e – qualora non fosse abbastanza – ci si potrà pur sempre divertire con partenze a bruciapelo da brivido in grado di vantare uno scatto da 0 a 100 km/h in 3.6 secondi.
Il merito delle prestazioni della Huracan RWD è la diretta conseguenza di una serie di scelte progettuali molto felici: il telaio, in alluminio e fibra di carbonio, ed i freni a disco in acciaio (copri disco in alluminio), consentono di ridurre il peso complessivo del veicolo a 1.509 Kg, il 40% del quale è distribuito sull’avantreno (che, così, potrà essere dedicato a direzionare il veicolo, molto piacevolmente anche in sovrasterzo) ed il 60% del retrotreno. Oltre a questo, va citata anche l’adozione di un cambio a doppia frizione, con 7 rapporti: quest’ultimo, infatti, grazie alla feature “Launch Control” consente ottime accelerazioni anche da fermo.
A livello più prettamente tecnologico, la decappottabile della Lamborghini esibisce la seconda generazione del Lamborghini Infotainment System, che si concreta in un display HD (TFT) da 12,3 pollici, ed il tasto “Anima” che permette di scegliere lo stile di guida (Strada per il quotidiano, Sport per una guida divertente, e Corsa per andamenti “sportivi”).
Per quanto riguarda la commercializzazione, la Huracan RWD Spyder decappottabile sarà disponibile all’acquisto a partire dal Gennaio 2017 ad un prezzo ancora da ufficializzare ma che, quasi sicuramente, si andrà a posizionare tra quello delle versioni coupé a trazione integrale e quello dei corrispondenti a trazione solo posteriore.
martedì 22 novembre 2016
Kawasaki Z900, la supernaked giapponese potente e sicura
Nei giorni scorsi si è tenuta, a Colonia, l’annuale edizione di Intermot, la fiera internazionale del due ruote dedicata a tutto ciò che, dalle moto alle e-bike passando per gli scooter, solletica il centauro moderno. Tra le tante anteprime esibite, circa 40, hanno spiccato particolarmente quelle della giapponese Kawasaki che – oltre alla Z650 con motore due calibri (e peso da 181, kg) – ha presentato anche una supernaked dalle alte prestazioni, la Z900.
La Kawasaki Z900, come detto, appartiene alla categoria delle moto nude che limitano al massimo gli elementi aerodinamici esterni, tutto a vantaggio di una componente motoristica ben evidenziata, sia nei tubi – nuovi – che nella collocazione del motore, al centro, in modo da garantire maggiore stabilità di guida, più sensibilità nei settaggi, migliore responsività in relazione agli spostamenti del pilota in sella. Parlando, appunto, della componente motoristica, la Z900 ha un motore a 4 cilindri capace di erogare una potenza di 125 cavalli. I tecnici della casa nipponica assicurano che, superati i 6000 giri, la moto in questione dia il meglio di sé, “esponendo”. Fuori di metafora, si può stare tranquilli sul fatto che la Z900 offre buone performance anche nell’uso quotidiano, quando si scorre in mezzo al traffico in tratti misti, o quando si riparte scattando dal semaforo: sotto questo aspetto, tante piccole scelte progettuali concorrono a fornire una certa sicurezza e comfort di guida. La sella, ad esempio, è posta a 794 millimetri da terra, in modo da poter facilmente poggiare i piedi al suolo nelle pause di percorrenza, e l’inclinazione della medesima è posta in modo da assicurare sì una posa aggressiva ma, certo, non esagerata. Il manubrio supporta una guida sportiva ma è anche comodo e, nella plancia, oltre alle levette regolabili su ben 5 posizioni, troviamo anche una frizione antisaltellamento che, in fase si staccata, evita il bloccaggio della ruota posteriore. Sempre a favore di una guida sicura gioca il sistema di frenaggio predisposto sulla Z900: sul davanti i freni colloquiano con due dischi a margherita da 300 millimetri mentre, sul retro, troviamo un disco da 250 mm implementato, però, da un ottimo ABS in funzione antibloccaggio (specie nelle frenate eccessive). Dotata di un telaio leggero (è realizzato in acciaio, mentre il forcellone è in alluminio), la Z900 – con i sui 210,5 kg – verrà presentata ufficialmente, con dovizia di particolari, all’EICMA 2016, l’esposizione internazionale ciclo e motociclo, che si terrà a Milano il prossimo 8 Novembre.
La Kawasaki Z900, come detto, appartiene alla categoria delle moto nude che limitano al massimo gli elementi aerodinamici esterni, tutto a vantaggio di una componente motoristica ben evidenziata, sia nei tubi – nuovi – che nella collocazione del motore, al centro, in modo da garantire maggiore stabilità di guida, più sensibilità nei settaggi, migliore responsività in relazione agli spostamenti del pilota in sella. Parlando, appunto, della componente motoristica, la Z900 ha un motore a 4 cilindri capace di erogare una potenza di 125 cavalli. I tecnici della casa nipponica assicurano che, superati i 6000 giri, la moto in questione dia il meglio di sé, “esponendo”. Fuori di metafora, si può stare tranquilli sul fatto che la Z900 offre buone performance anche nell’uso quotidiano, quando si scorre in mezzo al traffico in tratti misti, o quando si riparte scattando dal semaforo: sotto questo aspetto, tante piccole scelte progettuali concorrono a fornire una certa sicurezza e comfort di guida. La sella, ad esempio, è posta a 794 millimetri da terra, in modo da poter facilmente poggiare i piedi al suolo nelle pause di percorrenza, e l’inclinazione della medesima è posta in modo da assicurare sì una posa aggressiva ma, certo, non esagerata. Il manubrio supporta una guida sportiva ma è anche comodo e, nella plancia, oltre alle levette regolabili su ben 5 posizioni, troviamo anche una frizione antisaltellamento che, in fase si staccata, evita il bloccaggio della ruota posteriore. Sempre a favore di una guida sicura gioca il sistema di frenaggio predisposto sulla Z900: sul davanti i freni colloquiano con due dischi a margherita da 300 millimetri mentre, sul retro, troviamo un disco da 250 mm implementato, però, da un ottimo ABS in funzione antibloccaggio (specie nelle frenate eccessive). Dotata di un telaio leggero (è realizzato in acciaio, mentre il forcellone è in alluminio), la Z900 – con i sui 210,5 kg – verrà presentata ufficialmente, con dovizia di particolari, all’EICMA 2016, l’esposizione internazionale ciclo e motociclo, che si terrà a Milano il prossimo 8 Novembre.
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