Sabato sera, nel posticipo della 13esima giornata di Serie A giocatosi allo Stadium, la Juventus ha avuto la meglio sul Pescara con un perentorio 3-0. E fin qui nulla di particolare, se non fosse che all’84esimo minuto è entrato in campo un giovane calciatore, di origini ivoriane ma italianissimo di nascita (essendo nato a Vercelli 16 anni fa) di nome Moise Kean, ovvero il primo calciatore nato nel 2000 ad esordire in Serie A.
Si tratta di un ragazzo proveniente dalla “cantera” bianconera, di cui si dice un gran bene. Kean è il prototipo del centravanti moderno, che abbina grandi doti atletiche di velocità e potenza ad una tecnica superiore e ad un fiuto del gol notevole. Questo ragazzo è comunque abituato a bruciare le tappe, in quanto anche a livello giovanile ha sempre giocato “sotto età”, confrontandosi cioè sempre con ragazzi più grandi di lui, segnando caterve di gol. Quest’anno era stato promosso in pianta stabile nella Primavera di Fabio Grosso, andando a sostituire un altro ottimo centravanti che l’anno scorso ha fatto benissimo in bianconero: quell’Andrea Favilli da Livorno che oggi gioca in B con l’Ascoli. Tuttavia gli infortuni di lunga durata di Dybala e di Pjaca hanno convinto mister Allegri ad aggregarlo alla prima squadra già da qualche partita. E così sabato sera è arrivato il gran giorno, con il debutto di questo ragazzino che tutti dicono sia un predestinato. A partire dal suo procuratore, quel Mino Raiola già protagonista degli affari Nedved, Ibrahimovic, Balotelli e Pogba… La Juventus, con l’AD Marotta, ha già fatto sapere al potente manager di non voler rinunciare a Moise e di voler puntare su di lui nel prossimo futuro, sperando che si tratti di un “nuovo Balotelli” solo dal punto di vista sportivo e non da un punto di vista caratteriale e comportamentale, con le famose “balotellate”.
Con l’infortunio dell’ultima ora di Higuain, Kean avrà anche la possibilità di debuttare martedì sera in Champions contro il Siviglia, diventando anche il più giovane juventino a debuttare nella massima competizione europea, nella centenaria storia del club bianconero.
Senza dimenticare la già radiosa carriera nelle giovanili della Nazionale italiana, con questo ragazzo già autore di 10 reti in 21 incontri tra Under 15, U16 e U17.
domenica 27 novembre 2016
Risotto con zucca, funghi porcini e speck
Preparazione:
Per realizzare il risotto con zucca, funghi porcini e speck innanzitutto mettete a rinvenire i funghi porcini secchi in poca acqua tiepida per circa 15-20 minuti. Trascorso questo tempo, strizzate i funghi e tritateli grossolanamente.
A parte tritate finemente 1/4 di cipolla bianca e trasferitela in una pentola a sponde alte insieme all’olio extravergine d’oliva. Accendete il fuoco a fiamma moderata e lasciate appassire la cipolla, mescolando di tanto in tanto. Quando la cipolla diventa dorata aggiungete il riso e fatelo tostare per bene.
A questo punto aggiungete anche la zucca tagliata a cubetti piccoli e successivamente i funghi porcini. Mescolate con cura e fate saltare a fiamma vivace per un paio di minuti, dopo di che sfumate con il vino bianco e lasciatelo evaporare. Quando il vino è evaporato del tutto, aggiungete 3-4 mestoli di brodo vegetale bollente e proseguite la cottura per circa 15-20 minuti.
A metà cottura aggiungete anche lo speck tagliato a cubetti piccoli, mescolate e completate la cottura mescolando frequentemente. Quando il risotto sarà cotto, togliete la pentola dal fuoco e mantecate con una noce di burro. Servite il risotto ben caldo, decorando i piatti con un trito di prezzemolo fresco. In alternativa potete preparare un risotto alla zucca o un risotto ai funghi.
Per realizzare il risotto con zucca, funghi porcini e speck innanzitutto mettete a rinvenire i funghi porcini secchi in poca acqua tiepida per circa 15-20 minuti. Trascorso questo tempo, strizzate i funghi e tritateli grossolanamente.
A parte tritate finemente 1/4 di cipolla bianca e trasferitela in una pentola a sponde alte insieme all’olio extravergine d’oliva. Accendete il fuoco a fiamma moderata e lasciate appassire la cipolla, mescolando di tanto in tanto. Quando la cipolla diventa dorata aggiungete il riso e fatelo tostare per bene.
A questo punto aggiungete anche la zucca tagliata a cubetti piccoli e successivamente i funghi porcini. Mescolate con cura e fate saltare a fiamma vivace per un paio di minuti, dopo di che sfumate con il vino bianco e lasciatelo evaporare. Quando il vino è evaporato del tutto, aggiungete 3-4 mestoli di brodo vegetale bollente e proseguite la cottura per circa 15-20 minuti.
A metà cottura aggiungete anche lo speck tagliato a cubetti piccoli, mescolate e completate la cottura mescolando frequentemente. Quando il risotto sarà cotto, togliete la pentola dal fuoco e mantecate con una noce di burro. Servite il risotto ben caldo, decorando i piatti con un trito di prezzemolo fresco. In alternativa potete preparare un risotto alla zucca o un risotto ai funghi.
Muore il rivoluzionario cubano Fidel Castro
Il leader comunista Fidel Castro è morto verso le 22:30 a Cuba (ore 4:30 in Italia) dopo che aveva lasciato l’incarico come presidente per motivi di salute.
A dare il triste annuncio è stato il fratello Raul Castro che ha deciso di informare la gente tramite la tv cubana e con commozione ha detto: “Caro popolo di Cuba, é con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, é deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz”. Inoltre, Raul Castro espone le volontà di Fidel dopo la morte: “Nel compiere l’espressa volontà del compagno Fidel i suoi resti saranno cremati sabato 26. La commissione che organizzerà i funerali darà al nostro popolo un’informazione dettagliata sull’organizzazione dell’omaggio postumo che verrà tributato al fondatore della Revolucion Cubana”. Infine, il fratello conclude con Hasta la victoria siempre, il motto tipico della rivoluzione cubana. Un uomo considerato un eroe per i comunisti e per i rivoluzionari, mentre per i nemici un dittatore da respingere. Un comandante che si è imposto contro il potere superiore degli Stati Uniti d’America, dando un esempio di liberazione anche agli altri Paesi che si ritrovavano in una situazione di sottomissione.
Fidel Castro è nato il 13 agosto 1926 ed è stato per oltre 50 anni primo ministro di Cuba dopo una vita ribelle iniziata fin da ragazzo. Faceva parte della borghesia cubana con un dottorato in legge e con i suoi compagni, tra cui Che Guevara, apre un nuovo mondo nell’isola cubana.
Si ricorda l’evento trionfale dell’8 gennaio 1959 dove il giovane comandante compare in piedi con divisa su di una Jeep con l’assunzione ufficiale come Comandante in Capo delle Forze Armate.
Il potere di Fidel Castro poteva essere un grosso problema per gli Stati Uniti tanto che Cuba viene considerata, specialmente nel periodo della Guerra fredda, una zona sensibile per l’America.
La crisi dei missili russi che stavano per approdare sulle coste cubane per invadere e creare una base strategica a Cuba per poi attaccare gli Stati Uniti viene considerata una delle pagine nere della storia del mondo. Se non fosse stato per Papa Giovanni XXIII si scatenava una guerra con missili nucleari da parte di John Fitzgerald Kennedy e di Nikita Sergeevič Chruščёv.
La gente in questo momento ricorda il comandante Fidel Castro con frasi nei vari social e secondo alcuni si chiude un lungo e spaventoso capitolo della storia.
A dare il triste annuncio è stato il fratello Raul Castro che ha deciso di informare la gente tramite la tv cubana e con commozione ha detto: “Caro popolo di Cuba, é con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, é deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz”. Inoltre, Raul Castro espone le volontà di Fidel dopo la morte: “Nel compiere l’espressa volontà del compagno Fidel i suoi resti saranno cremati sabato 26. La commissione che organizzerà i funerali darà al nostro popolo un’informazione dettagliata sull’organizzazione dell’omaggio postumo che verrà tributato al fondatore della Revolucion Cubana”. Infine, il fratello conclude con Hasta la victoria siempre, il motto tipico della rivoluzione cubana. Un uomo considerato un eroe per i comunisti e per i rivoluzionari, mentre per i nemici un dittatore da respingere. Un comandante che si è imposto contro il potere superiore degli Stati Uniti d’America, dando un esempio di liberazione anche agli altri Paesi che si ritrovavano in una situazione di sottomissione.
Fidel Castro è nato il 13 agosto 1926 ed è stato per oltre 50 anni primo ministro di Cuba dopo una vita ribelle iniziata fin da ragazzo. Faceva parte della borghesia cubana con un dottorato in legge e con i suoi compagni, tra cui Che Guevara, apre un nuovo mondo nell’isola cubana.
Si ricorda l’evento trionfale dell’8 gennaio 1959 dove il giovane comandante compare in piedi con divisa su di una Jeep con l’assunzione ufficiale come Comandante in Capo delle Forze Armate.
Il potere di Fidel Castro poteva essere un grosso problema per gli Stati Uniti tanto che Cuba viene considerata, specialmente nel periodo della Guerra fredda, una zona sensibile per l’America.
La crisi dei missili russi che stavano per approdare sulle coste cubane per invadere e creare una base strategica a Cuba per poi attaccare gli Stati Uniti viene considerata una delle pagine nere della storia del mondo. Se non fosse stato per Papa Giovanni XXIII si scatenava una guerra con missili nucleari da parte di John Fitzgerald Kennedy e di Nikita Sergeevič Chruščёv.
La gente in questo momento ricorda il comandante Fidel Castro con frasi nei vari social e secondo alcuni si chiude un lungo e spaventoso capitolo della storia.
Nio EP9, la supercar elettrica più veloce, bella e costosa al mondo
Saatchy è un’importante galleria d’arte londinese specializzata in esposizioni di artisti contemporanei che, in questi giorni, in via del tutto eccezionale, ha concesso di ammirare un frutto alquanto originale dell’ingegno umano: la Nio EP9, una supercar elettrica cinese che, oltre ad essere bellissima, è anche il veicolo elettrico più veloce al mondo.
Nio EP9, sebbene poco nota, non sbuca fuori dal nulla: a realizzarla è stata NexEV, azienda cinese specializzata in veicoli elettrici che, tra i suoi numerosi investitori, può vantare anche grossi nomi del calibro di Tencent Holdings Limited, il gigante del web noto per aver creato il messenger “WeChat”. Anche il background tecnico, oltre ai “natali illustri”, vi è tutto: gran parte delle soluzioni motoristiche e di sicurezza portate in dote alla Nio EP9 provengono dal veicolo (guidato da Nelson Piquet Jr) con cui NexEV ha vinto il campionato riservato alle auto sportive elettriche, la Formula E. A livello strutturale, la Nio EP9 ha la classica silhouette da supercar con due ampie prese d’aria sull’avantreno e, ai lati, due portiere che si aprono ad “ali di gabbiano”: una volta entrati nell’abitacolo, si rimane stupiti dalla quasi totale assenza di comandi fisici, sostituiti da ben 4 display. Di questi, uno è collocato sul volante e, in sostanza, sostituisce la plancia degli strumenti, un altro è posto sulla consolle ed ha sviluppo verticale, un terzo è posto – con estensione orizzontale – davanti al passeggero anteriore e, infine, un quarto è alloggiato sul retro. Ovviamente, trattandosi ancora di una show car, non sono stati forniti ulteriori dettagli in merito alle implementazioni puramente hi-tech del veicolo. Più che altro, in sede di esposizione, ci si è concentrati sul lato motoristico. Sotto questo punto di vista, la Nio EP9 monta 4 motori elettrici che, messi a lavorare assieme, scaricano su strada la bellezza di 1300 cavalli vapore complessivi. Questo, traslato in termini prestazionali, si traduce in performance degne di “rivali” prestigiose quali, appunto, la Porsche 918, e la McLaren P1: la Nio EP9 sprinta da 0 a 100 km in 2.7 secondi e, per centrare i 200 km/h non ci mette più di 7.1 secondi. Appena 15.9, poi, ce ne vogliono per centrare i 300 km/h. Il massimo a cui può arrivare questo gioiello è decisamente notevole, con i suoi 313 chilometri all’ora. Chi temesse per la propria sicurezza, o di “prendere il volo”, può tranquillizzarsi. Come detto, anche le feature di sicurezza della Nio EP9 provengono dalle competizioni in Formula E: sul retro è presente un ragguardevole alettone che, oltre a consentire le performance citate in rettilineo, genera anche una forza di deportanza molto utile nel tenere il veicolo incollato al suolo in curva. Nel complesso, poi, l’adesione del veicolo al suolo è conseguita anche con un ottimo escamotage ingegneristico: in tandem con l’alettone di cui sopra, opera anche un lungo diffusore posto sotto tutto il pianale dell’auto. Il risultato è così soddisfacente che, in curva, ci si può permettere un’accelerazione di ben 2.53G e, in gara, al Nurburgring Nordschleife, la Nio EP9 è riuscita a completare un giro in soli 7 minuti e 5.12 secondi (record su pista).
Sempre restando nel novero delle performance, giova ricordare che la Nio EP9 è da record anche nel ricaricare le sue batterie: secondo quanto dichiarato dalla NexEV, la Nio EP9 si ricarica del tutto in 45 minuti e, da quel momento, è in grado di garantire un’autonomia di ben 427 km (in condizioni di percorrenza ideali).
Purtroppo, tutto ciò ha un prezzo. E salato. Ogni esemplare della Nio EP9 costerà uno sproposito: 1.2 milioni di euro. Non stupisce, quindi, il fatto che ne saranno prodotti solo 6 esemplari che finiranno tutti nel mercato cinese: solo dopo, eventualmente, si penserà a Stati Uniti, Regno Unito ed Europa.
Nio EP9, sebbene poco nota, non sbuca fuori dal nulla: a realizzarla è stata NexEV, azienda cinese specializzata in veicoli elettrici che, tra i suoi numerosi investitori, può vantare anche grossi nomi del calibro di Tencent Holdings Limited, il gigante del web noto per aver creato il messenger “WeChat”. Anche il background tecnico, oltre ai “natali illustri”, vi è tutto: gran parte delle soluzioni motoristiche e di sicurezza portate in dote alla Nio EP9 provengono dal veicolo (guidato da Nelson Piquet Jr) con cui NexEV ha vinto il campionato riservato alle auto sportive elettriche, la Formula E. A livello strutturale, la Nio EP9 ha la classica silhouette da supercar con due ampie prese d’aria sull’avantreno e, ai lati, due portiere che si aprono ad “ali di gabbiano”: una volta entrati nell’abitacolo, si rimane stupiti dalla quasi totale assenza di comandi fisici, sostituiti da ben 4 display. Di questi, uno è collocato sul volante e, in sostanza, sostituisce la plancia degli strumenti, un altro è posto sulla consolle ed ha sviluppo verticale, un terzo è posto – con estensione orizzontale – davanti al passeggero anteriore e, infine, un quarto è alloggiato sul retro. Ovviamente, trattandosi ancora di una show car, non sono stati forniti ulteriori dettagli in merito alle implementazioni puramente hi-tech del veicolo. Più che altro, in sede di esposizione, ci si è concentrati sul lato motoristico. Sotto questo punto di vista, la Nio EP9 monta 4 motori elettrici che, messi a lavorare assieme, scaricano su strada la bellezza di 1300 cavalli vapore complessivi. Questo, traslato in termini prestazionali, si traduce in performance degne di “rivali” prestigiose quali, appunto, la Porsche 918, e la McLaren P1: la Nio EP9 sprinta da 0 a 100 km in 2.7 secondi e, per centrare i 200 km/h non ci mette più di 7.1 secondi. Appena 15.9, poi, ce ne vogliono per centrare i 300 km/h. Il massimo a cui può arrivare questo gioiello è decisamente notevole, con i suoi 313 chilometri all’ora. Chi temesse per la propria sicurezza, o di “prendere il volo”, può tranquillizzarsi. Come detto, anche le feature di sicurezza della Nio EP9 provengono dalle competizioni in Formula E: sul retro è presente un ragguardevole alettone che, oltre a consentire le performance citate in rettilineo, genera anche una forza di deportanza molto utile nel tenere il veicolo incollato al suolo in curva. Nel complesso, poi, l’adesione del veicolo al suolo è conseguita anche con un ottimo escamotage ingegneristico: in tandem con l’alettone di cui sopra, opera anche un lungo diffusore posto sotto tutto il pianale dell’auto. Il risultato è così soddisfacente che, in curva, ci si può permettere un’accelerazione di ben 2.53G e, in gara, al Nurburgring Nordschleife, la Nio EP9 è riuscita a completare un giro in soli 7 minuti e 5.12 secondi (record su pista).
Sempre restando nel novero delle performance, giova ricordare che la Nio EP9 è da record anche nel ricaricare le sue batterie: secondo quanto dichiarato dalla NexEV, la Nio EP9 si ricarica del tutto in 45 minuti e, da quel momento, è in grado di garantire un’autonomia di ben 427 km (in condizioni di percorrenza ideali).
Purtroppo, tutto ciò ha un prezzo. E salato. Ogni esemplare della Nio EP9 costerà uno sproposito: 1.2 milioni di euro. Non stupisce, quindi, il fatto che ne saranno prodotti solo 6 esemplari che finiranno tutti nel mercato cinese: solo dopo, eventualmente, si penserà a Stati Uniti, Regno Unito ed Europa.
Rocky: il film cult ha appena festeggiato 40 anni
Nella storia del cinema diversi film hanno raccontato le gesta di grandi pugili, ma nessun personaggio è riuscito ad appassionare il pubblico come Rocky.
Il celebre boxer italo-americano uscito dalla penna di Sylvester Stallone debuttò sul grande schermo il 21 novembre 1976, e raggiunse immediatamente un successo planetario. Anche lo stesso Stallone, all’epoca per lo più sconosciuto al grande pubblico, divenne una star popolarissima ed acclamata. Per la sceneggiatura l’attore holliwoodiano si era ispirato all’incontro di boxe tra il grande Muhammad Ali e Chuck Wepner, un pugile semisconosciuto agli appassionati sportivi. La pellicola che vede come protagonista “lo stallone italiano” fu girata in soli 28 giorni e con un budget di poco più di un milione di dollari. La storia narra di un pugile spiantato ed incostante che sul ring non ha mai raccolto grandi successi. La stoffa non gli manca, ma la sua volubilità lo porta a lavorare come esattore di un gangster della periferia di Filadelfia. La vita gli offre però una opportunità che potrebbe cambiargli il futuro. Per festeggiare il bicentenario degli Stati Uniti d’America, giunge a Filadelfia Apollo Creed, imbattuto campione del mondo dei pesi massimi, il quale deciderà di mettere in palio il suo titolo con un pugile della città. Rocky accetterà la sfida e per lui sarà l’inizio di una seconda giovinezza nel mondo della box. Contrariamente a quanto si possa credere, la pellicola non è incentrata sui temi meramente sportivi: l’intento è infatti quello di far risaltare gli aspetti psicologici e sentimentali del protagonista. Con questa interpretazione Sylvester Stallone divenne il terzo nella storia del cinema internazionale a ricevere la contemporanea nomination all’oscar come attore e come sceneggiatore: prima di lui solo altri due grandi del cinema come Charlie Chaplin e Orson Welles erano riusciti a fare altrettanto. Rocky si aggiudicò tre statuette come miglior film, miglior regia e miglior montaggio. Celebre rimarranno anche le colonne sonore che hanno fatto da sfondo alle vicende del pugile di Filadelfia. Il film cult riuscì ad incassare qualcosa come 225 milioni di dollari; nel 1998 l’American Film Institute lo ha inserito nella classifica dei migliori 100 film statunitensi. Nel 2006 è stato scelto per essere preservato all’interno del National Film Registry della Biblioteca del Congresso. Niente male per un film che ha già sulle spalle la bellezza di 40 anni.
Il celebre boxer italo-americano uscito dalla penna di Sylvester Stallone debuttò sul grande schermo il 21 novembre 1976, e raggiunse immediatamente un successo planetario. Anche lo stesso Stallone, all’epoca per lo più sconosciuto al grande pubblico, divenne una star popolarissima ed acclamata. Per la sceneggiatura l’attore holliwoodiano si era ispirato all’incontro di boxe tra il grande Muhammad Ali e Chuck Wepner, un pugile semisconosciuto agli appassionati sportivi. La pellicola che vede come protagonista “lo stallone italiano” fu girata in soli 28 giorni e con un budget di poco più di un milione di dollari. La storia narra di un pugile spiantato ed incostante che sul ring non ha mai raccolto grandi successi. La stoffa non gli manca, ma la sua volubilità lo porta a lavorare come esattore di un gangster della periferia di Filadelfia. La vita gli offre però una opportunità che potrebbe cambiargli il futuro. Per festeggiare il bicentenario degli Stati Uniti d’America, giunge a Filadelfia Apollo Creed, imbattuto campione del mondo dei pesi massimi, il quale deciderà di mettere in palio il suo titolo con un pugile della città. Rocky accetterà la sfida e per lui sarà l’inizio di una seconda giovinezza nel mondo della box. Contrariamente a quanto si possa credere, la pellicola non è incentrata sui temi meramente sportivi: l’intento è infatti quello di far risaltare gli aspetti psicologici e sentimentali del protagonista. Con questa interpretazione Sylvester Stallone divenne il terzo nella storia del cinema internazionale a ricevere la contemporanea nomination all’oscar come attore e come sceneggiatore: prima di lui solo altri due grandi del cinema come Charlie Chaplin e Orson Welles erano riusciti a fare altrettanto. Rocky si aggiudicò tre statuette come miglior film, miglior regia e miglior montaggio. Celebre rimarranno anche le colonne sonore che hanno fatto da sfondo alle vicende del pugile di Filadelfia. Il film cult riuscì ad incassare qualcosa come 225 milioni di dollari; nel 1998 l’American Film Institute lo ha inserito nella classifica dei migliori 100 film statunitensi. Nel 2006 è stato scelto per essere preservato all’interno del National Film Registry della Biblioteca del Congresso. Niente male per un film che ha già sulle spalle la bellezza di 40 anni.
venerdì 25 novembre 2016
Gp Brasile: vince Hamilton, tutto rimandato ad Abu Dhabi
Sarà l’ultimo Gran Premio, in programma il 27 novembre ad Abu Dhabi, ad assegnare il titolo mondiale 2016 tra i due corridori della Mercedes, Nico Rosberg e Lewis Hamilton. Nel Gran Premio del Brasile succede di tutto a causa della pioggia, ma le due frecce d’argento riescono comunque a fare doppietta, con l’inglese che vince la nona gara stagionale, terza consecutiva e si porta a -12 dal tedesco, a cui basterà salire sul podio nell’ultima gara per conquistare il suo primo titolo iridato.
Subito emozioni prima dello start con la Haas di Romain Grosjean che termina fuori pista nel giro di ricognizione e costringe la direzione di gara a far iniziare la gara in regime di Safety Car. Dopo i primi 7 giri di corsa neutralizzata, inizia la gara vera con le due Mercedes che mantengono le prime due posizioni e la Red Bull di Max Verstappen che inizia il suo show, prendendosi il terzo posto ai danni della Ferrari di Kimi Raikkonen. La pista bagnata continua a condizionare la gara provocando il testa coda della Ferrari di Sebastian Vettel e l’incidente della Sauber di Marcus Ericsson, che costringe la direzione di gara a far rientrare la Safety Car. Al 21esimo giro incidente per Raikkonen e gara sospesa per rimuovere i detriti dalla pista. Dopo oltre mezzora di sospensione la gara riparte dietro la Safety Car, ma viene nuovamente fermata a causa della presenza di molta acqua sulla pista.
Dopo altri 40 minuti di sosta si riparte con Verstappen protagonista. L’olandese si prende il lusso di superare Rosberg e di piazzarsi al secondo posto, dietro Hamilton. Un errore di valutazione della Red Bull, che richiama Verstappen ai box per il cambio gomme, rischia di compromettere la gara del giovane pilota vincitore del Gran Premio di Spagna, che al rientro in pista inizia una spettacolare rimonta dall’undicesimo al terzo posto finale, dietro le due frecce d’argento.
Subito ai piedi del podio si piazza Sergio Perez (Force India) quarto, davanti a Sebastian Vettel (Ferrari). Concludono a punti, nell’ordine, anche Carlos Sainz jr (Toro Rosso), Nikolas Hulkenberg (Force India), Daniel Ricciardo (Red Bull), Felipe Nasr (Sauber) e Fernando Alonso (Mclaren). Ritirato al 50esimo giro l’idolo di casa Felipe Massa, all’ultimo Gran Premio davanti al proprio pubblico.
Fra due settimane l’epilogo della stagione ad Abu Dhabi con Nico Rosberg che dovrà difendere il suo esiguo vantaggio nei confronti di Lewis Hamiltom.
Classifica mondiale piloti dopo 20 gare: Rosberg 367 punti, Hamilton 355, Ricciardo 246, Vettel 197, Verstappen 192, Raikkonen 178
Classifica mondiale costruttori dopo 20 gare: Mercedes 722 punti, Red Bull 446, Ferrari 375, Force India 163
Subito emozioni prima dello start con la Haas di Romain Grosjean che termina fuori pista nel giro di ricognizione e costringe la direzione di gara a far iniziare la gara in regime di Safety Car. Dopo i primi 7 giri di corsa neutralizzata, inizia la gara vera con le due Mercedes che mantengono le prime due posizioni e la Red Bull di Max Verstappen che inizia il suo show, prendendosi il terzo posto ai danni della Ferrari di Kimi Raikkonen. La pista bagnata continua a condizionare la gara provocando il testa coda della Ferrari di Sebastian Vettel e l’incidente della Sauber di Marcus Ericsson, che costringe la direzione di gara a far rientrare la Safety Car. Al 21esimo giro incidente per Raikkonen e gara sospesa per rimuovere i detriti dalla pista. Dopo oltre mezzora di sospensione la gara riparte dietro la Safety Car, ma viene nuovamente fermata a causa della presenza di molta acqua sulla pista.
Dopo altri 40 minuti di sosta si riparte con Verstappen protagonista. L’olandese si prende il lusso di superare Rosberg e di piazzarsi al secondo posto, dietro Hamilton. Un errore di valutazione della Red Bull, che richiama Verstappen ai box per il cambio gomme, rischia di compromettere la gara del giovane pilota vincitore del Gran Premio di Spagna, che al rientro in pista inizia una spettacolare rimonta dall’undicesimo al terzo posto finale, dietro le due frecce d’argento.
Subito ai piedi del podio si piazza Sergio Perez (Force India) quarto, davanti a Sebastian Vettel (Ferrari). Concludono a punti, nell’ordine, anche Carlos Sainz jr (Toro Rosso), Nikolas Hulkenberg (Force India), Daniel Ricciardo (Red Bull), Felipe Nasr (Sauber) e Fernando Alonso (Mclaren). Ritirato al 50esimo giro l’idolo di casa Felipe Massa, all’ultimo Gran Premio davanti al proprio pubblico.
Fra due settimane l’epilogo della stagione ad Abu Dhabi con Nico Rosberg che dovrà difendere il suo esiguo vantaggio nei confronti di Lewis Hamiltom.
Classifica mondiale piloti dopo 20 gare: Rosberg 367 punti, Hamilton 355, Ricciardo 246, Vettel 197, Verstappen 192, Raikkonen 178
Classifica mondiale costruttori dopo 20 gare: Mercedes 722 punti, Red Bull 446, Ferrari 375, Force India 163
Muffin al limone con glassa al limone
Preparazione:
Per iniziare la preparazione dei muffin al limone con glassa al limone dovete partire dalle uova. Queste andranno lavorate con lo zucchero utilizzando una frusta o uno sbattitore elettrico fino a quando avranno raggiunto una consistenza ben morbida ed areata.
Aggiungete a filo il burro, che avrete precedentemente sciolto e lasciato da parte a freddare, ed il latte che deve essere a temperatura ambiente. Amalgamate per bene questi ingredienti e quando saranno stati incorporati perfettamente aggiungete anche gli ingredienti secchi, ovvero la farina, il lievito e la vanillina, che avrete precedentemente setacciato così da evitare la formazione di grumi. Amalgamate anche questi ingredienti e dedicatevi al limone.
Dovete dapprima grattugiare la scorza e poi estrarre il succo. Filtrare il succo per eliminare eventuali impurità e fate attenzione quando grattugiate la scorza per evitare di prelevare anche la parte bianca, che darebbe un retrogusto più amaro al vostro dolce.
Aggiungete sia il succo che la scorza di limone all’impasto e continuate ad amalgamare il tutto. Aggiungete anche una manciata di semi di papavero nelle quantità che preferite. Quando avrete ottenuto un composto perfettamente omogeneo e denso potete trasferire all’interno di appositi pirottini che avrete inserito all’interno dello stampo per muffin.
I pirottini andranno riempiti per circa 2/3 della loro capienza perché aumenteranno di volume durante la cottura. A questo punto i vostri muffin al limone sono pronti per essere messi in forno preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti o fino a quando inizieranno a dorarsi in superficie.
Fate sempre la prova stuzzicadenti prima di sfornare.
Glassa al limone
Adesso che i vostri muffin sono pronti e si stanno raffreddando potete decidere di decorarli con una glassa al limone. Aggiungete insieme lo zucchero a velo ed il succo di limone ed amalgamate il tutto fino a quando avrete ottenuto un composto perfettamente denso e liscio.
Con questo andate a coprire i vostri muffin al limone o decorarli coprendoli solo in parte.
In alternativa potete preparare dei muffin alla Nutella o dei muffin al cioccolato.
Per iniziare la preparazione dei muffin al limone con glassa al limone dovete partire dalle uova. Queste andranno lavorate con lo zucchero utilizzando una frusta o uno sbattitore elettrico fino a quando avranno raggiunto una consistenza ben morbida ed areata.
Aggiungete a filo il burro, che avrete precedentemente sciolto e lasciato da parte a freddare, ed il latte che deve essere a temperatura ambiente. Amalgamate per bene questi ingredienti e quando saranno stati incorporati perfettamente aggiungete anche gli ingredienti secchi, ovvero la farina, il lievito e la vanillina, che avrete precedentemente setacciato così da evitare la formazione di grumi. Amalgamate anche questi ingredienti e dedicatevi al limone.
Dovete dapprima grattugiare la scorza e poi estrarre il succo. Filtrare il succo per eliminare eventuali impurità e fate attenzione quando grattugiate la scorza per evitare di prelevare anche la parte bianca, che darebbe un retrogusto più amaro al vostro dolce.
Aggiungete sia il succo che la scorza di limone all’impasto e continuate ad amalgamare il tutto. Aggiungete anche una manciata di semi di papavero nelle quantità che preferite. Quando avrete ottenuto un composto perfettamente omogeneo e denso potete trasferire all’interno di appositi pirottini che avrete inserito all’interno dello stampo per muffin.
I pirottini andranno riempiti per circa 2/3 della loro capienza perché aumenteranno di volume durante la cottura. A questo punto i vostri muffin al limone sono pronti per essere messi in forno preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti o fino a quando inizieranno a dorarsi in superficie.
Fate sempre la prova stuzzicadenti prima di sfornare.
Glassa al limone
Adesso che i vostri muffin sono pronti e si stanno raffreddando potete decidere di decorarli con una glassa al limone. Aggiungete insieme lo zucchero a velo ed il succo di limone ed amalgamate il tutto fino a quando avrete ottenuto un composto perfettamente denso e liscio.
Con questo andate a coprire i vostri muffin al limone o decorarli coprendoli solo in parte.
In alternativa potete preparare dei muffin alla Nutella o dei muffin al cioccolato.
Referendum: ecco come voteranno i vip, tra cui Sorrentino e Mannoia
A pochi giorni di distanza dal 4 dicembre – giorno della consultazione referendaria – sono tanti gli appelli fatti da personaggi noti dello star system italiano, a favore o contro la Riforma Costituzionale.
Tra questi il celebre ballerino Roberto Bolle, nonchè il Premio Oscar Paolo Sorrentino – reduce dal successo della mini serie televisiva “The Young Pope”, targata Sky – che hanno firmato un appello collettivo di artisti diffuso nei giorni scorsi e dove si dichiarano a favore della riforma costituzionale. Nell’appello, rilanciato da molti media e social network, si legge infatti che, secondo i firmatari, la Costituzione ha accompagnato lo sviluppo economico e la crescita della Nazione per decenni, assistendo anche alle trasformazioni degli assetti economici e sociali internazionali. Ma – sempre secondo i firmatari per il Si – la Costituzione non ha potuto impedire la rigidità ed il blocco in cui la nostra amata Italia si è ritrovata, conducendola quindi in una grave situazione economica e sociale che ha contrassegnato irrimediabilmente gli anni più recenti.
Tra i tanti firmatari dell’appello anche il celeberrimo Luca Zingaretti, ormai volto noto di Rai1 grazie all’interpretazione del Commissario Montalbano, serie che trae spunto dai celebri romanzi dello scrittore siciliano Andrea Camilleri – , ma anche Stefano Accorsi, Stefania Sandrelli, Alex Zanardi, Claudio Bisio.
Ma se sono tanti i personaggi famosi ad essersi schierati apertamente per il “SI”, ce ne sono altrettanti ad averlo fatto per il fronte opposto, cioè per il “NO”. Anche per questo fronte è stata lanciata una sorta di Woodstock per il no, a cui hanno già aderito molti volti noti, tra cui l’attrice comica Sabina Guzzanti, il rapper J-Ax e la cantautrice Fiorella Mannoia, che nel suo seguitissimo blog personale ha motivato dettagliatamente la sua scelta.
Ad aggiungersi al folto gruppo dei vip per il NO, c’è anche la penna del “Commissario Montalbano”, ovvero Andrea Camilleri, che ritiene questa riforma pasticciata non consentendoci di scegliere i nostri rappresentanti.
Un NO secco e deciso arriva anche dalla voce straordinaria della cantante Giorgia, che invita a guardare alle vere priorità del Paese.
Tra questi il celebre ballerino Roberto Bolle, nonchè il Premio Oscar Paolo Sorrentino – reduce dal successo della mini serie televisiva “The Young Pope”, targata Sky – che hanno firmato un appello collettivo di artisti diffuso nei giorni scorsi e dove si dichiarano a favore della riforma costituzionale. Nell’appello, rilanciato da molti media e social network, si legge infatti che, secondo i firmatari, la Costituzione ha accompagnato lo sviluppo economico e la crescita della Nazione per decenni, assistendo anche alle trasformazioni degli assetti economici e sociali internazionali. Ma – sempre secondo i firmatari per il Si – la Costituzione non ha potuto impedire la rigidità ed il blocco in cui la nostra amata Italia si è ritrovata, conducendola quindi in una grave situazione economica e sociale che ha contrassegnato irrimediabilmente gli anni più recenti.
Tra i tanti firmatari dell’appello anche il celeberrimo Luca Zingaretti, ormai volto noto di Rai1 grazie all’interpretazione del Commissario Montalbano, serie che trae spunto dai celebri romanzi dello scrittore siciliano Andrea Camilleri – , ma anche Stefano Accorsi, Stefania Sandrelli, Alex Zanardi, Claudio Bisio.
Ma se sono tanti i personaggi famosi ad essersi schierati apertamente per il “SI”, ce ne sono altrettanti ad averlo fatto per il fronte opposto, cioè per il “NO”. Anche per questo fronte è stata lanciata una sorta di Woodstock per il no, a cui hanno già aderito molti volti noti, tra cui l’attrice comica Sabina Guzzanti, il rapper J-Ax e la cantautrice Fiorella Mannoia, che nel suo seguitissimo blog personale ha motivato dettagliatamente la sua scelta.
Ad aggiungersi al folto gruppo dei vip per il NO, c’è anche la penna del “Commissario Montalbano”, ovvero Andrea Camilleri, che ritiene questa riforma pasticciata non consentendoci di scegliere i nostri rappresentanti.
Un NO secco e deciso arriva anche dalla voce straordinaria della cantante Giorgia, che invita a guardare alle vere priorità del Paese.
Lamborghini Huracan RWD Spyder: una supercar decappottabile da sogno
Dopo una lunga attesa, è iniziato il Salone dell’Auto di Los Angeles (18-27 Novembre 2016) ed una delle case automobilistiche che più si è fatta apprezzare è stata la bolognese Lamborghini che, per l’occasione, ha presentato anche la sua Lamborghini Huracan RWD Spyder decappottabile.
La nuova supercar di Sant’Agata Bolognese ha quasi lo stesso form factor della versione a trazione integrale, non fosse per l’avantreno che mostra due prese d’aria più pronunciate, finalizzate sia a raffreddare il motore che ad aumentare – sul frontale – il peso aerodinamico del veicolo che, in questo caso, ha la trazione solo posteriore. Anche la capote, in tela, è differente, visto che può esser aperta e richiusa in 17 secondi, anche a velocità di marcia sostenuta (50 km/h): in questo caso, per garantire la piacevolezza del guidare capelli al vento anche sprintando, i tecnici di Stefano Domenicali hanno previsto dei deflettori laterali, che ridurranno la rumorosità ambientale nell’abitacolo, e la possibilità di sollevare il lunotto con funzione antivento (feature, questa, implementata anche da un condotto che, integrato nel telaio, devia le turbolenze al di sopra della zona passeggeri). Oltre a un senso di libertà, la nuova Huracan RWD Spyder decappottabile propone anche tanta potenza: il motore è un V10 da 5.2 litri aspirato capace di sprigionare – ad 8000 giri/min – una potenza di 580 cavalli vapore, e – a 6500 giri/min, una coppia motrice di 540 Newton metri. In ogni caso, non sarà necessario spingersi a tanto per apprezzare le peculiarità di questa supercar: già a 1000 giri/min, si potrà fruire del 75% della coppia motrice, e – qualora non fosse abbastanza – ci si potrà pur sempre divertire con partenze a bruciapelo da brivido in grado di vantare uno scatto da 0 a 100 km/h in 3.6 secondi.
Il merito delle prestazioni della Huracan RWD è la diretta conseguenza di una serie di scelte progettuali molto felici: il telaio, in alluminio e fibra di carbonio, ed i freni a disco in acciaio (copri disco in alluminio), consentono di ridurre il peso complessivo del veicolo a 1.509 Kg, il 40% del quale è distribuito sull’avantreno (che, così, potrà essere dedicato a direzionare il veicolo, molto piacevolmente anche in sovrasterzo) ed il 60% del retrotreno. Oltre a questo, va citata anche l’adozione di un cambio a doppia frizione, con 7 rapporti: quest’ultimo, infatti, grazie alla feature “Launch Control” consente ottime accelerazioni anche da fermo.
A livello più prettamente tecnologico, la decappottabile della Lamborghini esibisce la seconda generazione del Lamborghini Infotainment System, che si concreta in un display HD (TFT) da 12,3 pollici, ed il tasto “Anima” che permette di scegliere lo stile di guida (Strada per il quotidiano, Sport per una guida divertente, e Corsa per andamenti “sportivi”).
Per quanto riguarda la commercializzazione, la Huracan RWD Spyder decappottabile sarà disponibile all’acquisto a partire dal Gennaio 2017 ad un prezzo ancora da ufficializzare ma che, quasi sicuramente, si andrà a posizionare tra quello delle versioni coupé a trazione integrale e quello dei corrispondenti a trazione solo posteriore.
La nuova supercar di Sant’Agata Bolognese ha quasi lo stesso form factor della versione a trazione integrale, non fosse per l’avantreno che mostra due prese d’aria più pronunciate, finalizzate sia a raffreddare il motore che ad aumentare – sul frontale – il peso aerodinamico del veicolo che, in questo caso, ha la trazione solo posteriore. Anche la capote, in tela, è differente, visto che può esser aperta e richiusa in 17 secondi, anche a velocità di marcia sostenuta (50 km/h): in questo caso, per garantire la piacevolezza del guidare capelli al vento anche sprintando, i tecnici di Stefano Domenicali hanno previsto dei deflettori laterali, che ridurranno la rumorosità ambientale nell’abitacolo, e la possibilità di sollevare il lunotto con funzione antivento (feature, questa, implementata anche da un condotto che, integrato nel telaio, devia le turbolenze al di sopra della zona passeggeri). Oltre a un senso di libertà, la nuova Huracan RWD Spyder decappottabile propone anche tanta potenza: il motore è un V10 da 5.2 litri aspirato capace di sprigionare – ad 8000 giri/min – una potenza di 580 cavalli vapore, e – a 6500 giri/min, una coppia motrice di 540 Newton metri. In ogni caso, non sarà necessario spingersi a tanto per apprezzare le peculiarità di questa supercar: già a 1000 giri/min, si potrà fruire del 75% della coppia motrice, e – qualora non fosse abbastanza – ci si potrà pur sempre divertire con partenze a bruciapelo da brivido in grado di vantare uno scatto da 0 a 100 km/h in 3.6 secondi.
Il merito delle prestazioni della Huracan RWD è la diretta conseguenza di una serie di scelte progettuali molto felici: il telaio, in alluminio e fibra di carbonio, ed i freni a disco in acciaio (copri disco in alluminio), consentono di ridurre il peso complessivo del veicolo a 1.509 Kg, il 40% del quale è distribuito sull’avantreno (che, così, potrà essere dedicato a direzionare il veicolo, molto piacevolmente anche in sovrasterzo) ed il 60% del retrotreno. Oltre a questo, va citata anche l’adozione di un cambio a doppia frizione, con 7 rapporti: quest’ultimo, infatti, grazie alla feature “Launch Control” consente ottime accelerazioni anche da fermo.
A livello più prettamente tecnologico, la decappottabile della Lamborghini esibisce la seconda generazione del Lamborghini Infotainment System, che si concreta in un display HD (TFT) da 12,3 pollici, ed il tasto “Anima” che permette di scegliere lo stile di guida (Strada per il quotidiano, Sport per una guida divertente, e Corsa per andamenti “sportivi”).
Per quanto riguarda la commercializzazione, la Huracan RWD Spyder decappottabile sarà disponibile all’acquisto a partire dal Gennaio 2017 ad un prezzo ancora da ufficializzare ma che, quasi sicuramente, si andrà a posizionare tra quello delle versioni coupé a trazione integrale e quello dei corrispondenti a trazione solo posteriore.
In arrivo Be Our Guest della Walt Disney
La Walt Disney colpisce ancora. Il 17 Marzo 2017 in Italia arriva Be our guest, ovvero “Sii nostro ospite”, film inspirato alla meravigliosa storia de “La Bella e la Bestia”, prodotto dalla Walt Disney nel lontano 1991.
“Be Our Guest” è infatti una riproduzione fedele della fiaba che anni fa ha incantato adulti e bambini, arricchita da personaggi in carne ed ossa, effetti speciali, stoviglie che prendono vita e un castello a dir poco favoloso.
La regia è di Bill Condon, mentre Emma Watson (Belle) , Dan Stevens (la Bestia) e Luke Evans (Gaston) sono gli attori principali del film.
Trama
Per chi non conoscesse la trama del famoso cartone animato Disney, ecco di cosa parlerà il film:
Belle è una giovane ragazza sveglia ed intelligente che vive con il padre in un paesino. Un giorno il padre si avventura a cavallo e si imbatte in questo fantastico castello dove suo malgrado incontra la Bestia, un mostro cattivo e padrone del castello, che lo rinchiude in una cella.
Belle, preoccupata perchè il padre tarda a tornare, prende il cavallo e parte a cercarlo. Arrivata nel castello incontra la Bestia e lo supplica al fine di liberare il padre offrendosi lei stessa di rimanere. La Bestia accetta, libera il padre e tiene prigioniera la ragazza. Belle per un po’ resta chiusa nella sua stanza, conoscendo e facendo amicizia con la servitù, stoviglie, oggetti e mobili parlanti che la convincono a restare e fare amicizia con il padrone.
Belle scopre che la Bestia, prima di avere questo aspetto orribile, era un giovane principe, vittima di una magia fatta da una strega che aveva trasformato lui e tutti gli abitanti del castello. L’incantesimo si sarebbe spezzato se la Bestia avesse trovato il vero amore.
Pian piano Belle conosce meglio la Bestia e capisce che oltre il suo aspetto mostruoso si nasconde un cuore d’oro.
“Be Our Guest” è infatti una riproduzione fedele della fiaba che anni fa ha incantato adulti e bambini, arricchita da personaggi in carne ed ossa, effetti speciali, stoviglie che prendono vita e un castello a dir poco favoloso.
La regia è di Bill Condon, mentre Emma Watson (Belle) , Dan Stevens (la Bestia) e Luke Evans (Gaston) sono gli attori principali del film.
Trama
Per chi non conoscesse la trama del famoso cartone animato Disney, ecco di cosa parlerà il film:
Belle è una giovane ragazza sveglia ed intelligente che vive con il padre in un paesino. Un giorno il padre si avventura a cavallo e si imbatte in questo fantastico castello dove suo malgrado incontra la Bestia, un mostro cattivo e padrone del castello, che lo rinchiude in una cella.
Belle, preoccupata perchè il padre tarda a tornare, prende il cavallo e parte a cercarlo. Arrivata nel castello incontra la Bestia e lo supplica al fine di liberare il padre offrendosi lei stessa di rimanere. La Bestia accetta, libera il padre e tiene prigioniera la ragazza. Belle per un po’ resta chiusa nella sua stanza, conoscendo e facendo amicizia con la servitù, stoviglie, oggetti e mobili parlanti che la convincono a restare e fare amicizia con il padrone.
Belle scopre che la Bestia, prima di avere questo aspetto orribile, era un giovane principe, vittima di una magia fatta da una strega che aveva trasformato lui e tutti gli abitanti del castello. L’incantesimo si sarebbe spezzato se la Bestia avesse trovato il vero amore.
Pian piano Belle conosce meglio la Bestia e capisce che oltre il suo aspetto mostruoso si nasconde un cuore d’oro.
mercoledì 23 novembre 2016
Champions League: Juve agli ottavi, rimontato il Siviglia
Dopo un avvio in sofferenza, la Juventus ribalta tutto sul campo del Siviglia e stacca il pass per gli ottavi di finale di Champions League. Nell’ultima giornata basterà il successo casalingo sulla Dinamo Zagabria per chiudere in testa il gruppo H. Gli spagnoli, invece, si giocheranno tutto in casa del Lione.
Allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán partita decisiva per le sorti nel cammino europeo di Siviglia e Juventus. Gli spagnoli devono difendere il primo posto, i bianconeri cercano la vittoria che darebbe il passaggio agli ottavi. Problemi in attacco per Allegri che deve rinunciare a Dybala e Higuain e si affida all’unica punta Mandzukic supportato sulle fasce da Cuadrado e Alex Sandro. Torna disponibile Pjanic che compone la linea mediana con Marchisio e Khedira. Difesa a 4 con Dani Alves, Rugani, Bonucci e Evra, tra i pali capitan Buffon. Avvio sprint per il Siviglia che dopo 9 minuti passa in vantaggio: su azione d’angolo Pareja indovina il tiro su corta respinta di Rugani. Gli spagnoli potrebbero raddoppiare al 18’ ma Vazquez non inquadra la porta. Inizia a farsi vedere la Juve con Mandzukic e Khedira, ma l’episodio che cambia l’inerzia della gara arriva al 36’ quando Franco Vazquez prende il secondo giallo in 5 minuti e lascia la sua squadra in inferiorità numerica. Con l’uomo in più la Juve trova subito il pari prima dell’intervallo. Fallo di Mercado su Bonucci in area di rigore, penalty per i bianconeri che Marchisio trasforma. Nella ripresa i padroni di casa cercano di tenere il pari, che li porterebbe agli ottavi, e addormentano il gioco, anche in virtù dell’uomo in meno. Prova ad approfittarne la Juve con Pjanic, che trova reattivo il portiere Sergio Rico. Quando la gara si appresta a concludersi in parità arriva il guizzo di Bonucci che a sei minuti dal 90esimo trafigge il portiere avversario con un gran tiro dalla distanza. Il Siviglia prova ad assediare l’area bianconera alla ricerca del pareggio qualificazione, ma in pieno recupero subisce il gol del definitivo 3-1 ad opera di Mandzukic, al termine della classica azione di contropiede. L’ultima giornata definirà la classifica finale del gruppo H, con la Juve che sarebbe prima con una vittoria, mentre il Lione cercherà l’impresa per strappare la qualificazione al Siviglia.
Classifica gruppo H dopo 5 giornate: Juventus 11, Siviglia 10, Lione 7, Dinamo Zagabria 0
Allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán partita decisiva per le sorti nel cammino europeo di Siviglia e Juventus. Gli spagnoli devono difendere il primo posto, i bianconeri cercano la vittoria che darebbe il passaggio agli ottavi. Problemi in attacco per Allegri che deve rinunciare a Dybala e Higuain e si affida all’unica punta Mandzukic supportato sulle fasce da Cuadrado e Alex Sandro. Torna disponibile Pjanic che compone la linea mediana con Marchisio e Khedira. Difesa a 4 con Dani Alves, Rugani, Bonucci e Evra, tra i pali capitan Buffon. Avvio sprint per il Siviglia che dopo 9 minuti passa in vantaggio: su azione d’angolo Pareja indovina il tiro su corta respinta di Rugani. Gli spagnoli potrebbero raddoppiare al 18’ ma Vazquez non inquadra la porta. Inizia a farsi vedere la Juve con Mandzukic e Khedira, ma l’episodio che cambia l’inerzia della gara arriva al 36’ quando Franco Vazquez prende il secondo giallo in 5 minuti e lascia la sua squadra in inferiorità numerica. Con l’uomo in più la Juve trova subito il pari prima dell’intervallo. Fallo di Mercado su Bonucci in area di rigore, penalty per i bianconeri che Marchisio trasforma. Nella ripresa i padroni di casa cercano di tenere il pari, che li porterebbe agli ottavi, e addormentano il gioco, anche in virtù dell’uomo in meno. Prova ad approfittarne la Juve con Pjanic, che trova reattivo il portiere Sergio Rico. Quando la gara si appresta a concludersi in parità arriva il guizzo di Bonucci che a sei minuti dal 90esimo trafigge il portiere avversario con un gran tiro dalla distanza. Il Siviglia prova ad assediare l’area bianconera alla ricerca del pareggio qualificazione, ma in pieno recupero subisce il gol del definitivo 3-1 ad opera di Mandzukic, al termine della classica azione di contropiede. L’ultima giornata definirà la classifica finale del gruppo H, con la Juve che sarebbe prima con una vittoria, mentre il Lione cercherà l’impresa per strappare la qualificazione al Siviglia.
Classifica gruppo H dopo 5 giornate: Juventus 11, Siviglia 10, Lione 7, Dinamo Zagabria 0
Girelle di pizza con prosciutto e formaggio
Preparazione:
Per iniziare la preparazione delle girelle di pizza con prosciutto e formaggio dovete partire dalla base, ovvero dalla preparazione la pasta per la pizza. Come prima cosa dovrete lavorare insieme la farina, il lievito di birra ed il cucchiaino di zucchero. Amalgamate il tutto ed unite poco alla volta l’acqua, che deve essere a temperatura ambiente o appena tiepida, così da favorire la lievitazione. Soltanto per ultimo aggiungete anche il sale e l’olio extravergine d’oliva. Amalgamate il tutte e lavorate per almeno una decina di minuti così da ottenere un panetto ben compatto ed elastico. Riducete il vostro impasto in una palla e mettetele all’interno di una ciotola coperta con un canovaccio o della pellicola trasparente e fate lievitare per circa due ore all’interno del forno spento ma con luce accesa. Terminata questa prima fase di lievitazione riprendete il vostro impasto e stendetelo in un rettangolo abbastanza sottile. Procedete a questo punto con la farcitura, disponendo sulla superficie le fette di prosciutto cotto e di formaggio, tenendovi ad 1 cm dai bordi così da permettervi di arrotolare poi con facilità e sigillare bene il vostro impasto. Arrotolate dalla parte più lunga il vostro impasto così da formare un rotolo, tenendo la chiusura verso il basso. Adesso, con un coltello ben affilato, andate a realizzare delle fette. Queste costituiranno le vostre girelle di pizza con prosciutto e formaggio. Disponete le girelle su una teglia foderata con carta da forno, distanziandole tra loro perché aumenteranno di volume in fase di cottura e già durante la seconda lievitazione. Una volta realizzate tutte le girelle di pizza mettetele nuovamente in forno spento ma con luce accesa per altri 45 minuti così che lievitino nuovamente.
Solo a questo punto potete mettere le girelle di pizza con prosciutto formaggio in forno preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti o fino a quando saranno cotte. Prima di infornareperò, cospargete con sale, pepe e origano.
Una volta ben dorate superficie sfornate le vostre girelle di pizza e servite ai vostri ospiti quando sono ancora ben calde così da apprezzarle al meglio.
In alternativa potete preparare dei fiori di sfoglia alle zucchine o dei cestini di patate. In entrambi i casi porterete a tavola degli antipasti molto originali e particolar, ma semplici al tempo stesso da preparare.
Per iniziare la preparazione delle girelle di pizza con prosciutto e formaggio dovete partire dalla base, ovvero dalla preparazione la pasta per la pizza. Come prima cosa dovrete lavorare insieme la farina, il lievito di birra ed il cucchiaino di zucchero. Amalgamate il tutto ed unite poco alla volta l’acqua, che deve essere a temperatura ambiente o appena tiepida, così da favorire la lievitazione. Soltanto per ultimo aggiungete anche il sale e l’olio extravergine d’oliva. Amalgamate il tutte e lavorate per almeno una decina di minuti così da ottenere un panetto ben compatto ed elastico. Riducete il vostro impasto in una palla e mettetele all’interno di una ciotola coperta con un canovaccio o della pellicola trasparente e fate lievitare per circa due ore all’interno del forno spento ma con luce accesa. Terminata questa prima fase di lievitazione riprendete il vostro impasto e stendetelo in un rettangolo abbastanza sottile. Procedete a questo punto con la farcitura, disponendo sulla superficie le fette di prosciutto cotto e di formaggio, tenendovi ad 1 cm dai bordi così da permettervi di arrotolare poi con facilità e sigillare bene il vostro impasto. Arrotolate dalla parte più lunga il vostro impasto così da formare un rotolo, tenendo la chiusura verso il basso. Adesso, con un coltello ben affilato, andate a realizzare delle fette. Queste costituiranno le vostre girelle di pizza con prosciutto e formaggio. Disponete le girelle su una teglia foderata con carta da forno, distanziandole tra loro perché aumenteranno di volume in fase di cottura e già durante la seconda lievitazione. Una volta realizzate tutte le girelle di pizza mettetele nuovamente in forno spento ma con luce accesa per altri 45 minuti così che lievitino nuovamente.
Solo a questo punto potete mettere le girelle di pizza con prosciutto formaggio in forno preriscaldato a 180°C per circa 20 minuti o fino a quando saranno cotte. Prima di infornareperò, cospargete con sale, pepe e origano.
Una volta ben dorate superficie sfornate le vostre girelle di pizza e servite ai vostri ospiti quando sono ancora ben calde così da apprezzarle al meglio.
In alternativa potete preparare dei fiori di sfoglia alle zucchine o dei cestini di patate. In entrambi i casi porterete a tavola degli antipasti molto originali e particolar, ma semplici al tempo stesso da preparare.
Papa Francesco: "Assolvete medici e donne che abortiscono"
Papa Francesco, in occasione della pubblicazione della lettera apostolica “Misericordia et misera“, lancia un vero terremoto all’interno della Chiesa cattolica con l’inespettta apertura nei confronti di chi ha praticato l’aborto.
Secondo quanto indicato chiaramente nell’enciclica, tutti i preti potranno assolvere sia le donne che i medici che le hanno aiutate ad interrompere le gravidanze. Parole che ai più possono sembrare un’apertura verso l’aborto da parte della Chiesa Cattolica, ma che non è così, come specificato e sottolineato dal Santo Padre nella lettera apostolica.
L’assoluzione dal peccato dell’aborto era, fino ad oggi, una prerogativa del Papa, che poteva delegare i vescovi, i quali a loro volta potevano affidare il delicato compito ai preti. Una catena burocratica lunga e farraginosa, che contrasta decisamente con la linearità e semplicità del nuovo pontefice.
Il Papa quindi chiude il Giubileo dedicato proprio alla misericordia, con una grazia inaspettata, ma tanto sperata ed attesa da chi ha dovuto o voluto – e successivamente si è pentito – abortire. L’interruzione delle gravidanza è un tema molto sentito e delicato, davanti al quale anche gli stessi cattolici si ritrovano spesso in disaccordo. I preti dunque potranno assolvere il peccato, ma a condizione che ci sia nella persona un reale pentimento; questo, ribadiscono i vaticanisti non ha per niente il significato di una depenalizzazione del peccato. Va intesa piuttosto come una sorta di sburocratizzazione della confessione avvicinando Dio, attraverso la misericordia divina, alla donna, che ha vissuto la tragedia forse più grande, cioè quella di aver proceduto all’uccisione del proprio figlio. Nessuna condizione al perdono divino: questa è in sintesi il senso del nuovo orientamento che ha preso la Chiesa cattolica, grazie alle decisioni di un Papa, Francesco, che l’ha umanizzata e resa più autentica e spirituale. Ecco che a seguito di questa decisione sarà modificato il codice di diritto canonico, che regola e norma i vari aspetti della vita dei 50 milioni di fedeli in tutto il mondo.
Secondo quanto indicato chiaramente nell’enciclica, tutti i preti potranno assolvere sia le donne che i medici che le hanno aiutate ad interrompere le gravidanze. Parole che ai più possono sembrare un’apertura verso l’aborto da parte della Chiesa Cattolica, ma che non è così, come specificato e sottolineato dal Santo Padre nella lettera apostolica.
L’assoluzione dal peccato dell’aborto era, fino ad oggi, una prerogativa del Papa, che poteva delegare i vescovi, i quali a loro volta potevano affidare il delicato compito ai preti. Una catena burocratica lunga e farraginosa, che contrasta decisamente con la linearità e semplicità del nuovo pontefice.
Il Papa quindi chiude il Giubileo dedicato proprio alla misericordia, con una grazia inaspettata, ma tanto sperata ed attesa da chi ha dovuto o voluto – e successivamente si è pentito – abortire. L’interruzione delle gravidanza è un tema molto sentito e delicato, davanti al quale anche gli stessi cattolici si ritrovano spesso in disaccordo. I preti dunque potranno assolvere il peccato, ma a condizione che ci sia nella persona un reale pentimento; questo, ribadiscono i vaticanisti non ha per niente il significato di una depenalizzazione del peccato. Va intesa piuttosto come una sorta di sburocratizzazione della confessione avvicinando Dio, attraverso la misericordia divina, alla donna, che ha vissuto la tragedia forse più grande, cioè quella di aver proceduto all’uccisione del proprio figlio. Nessuna condizione al perdono divino: questa è in sintesi il senso del nuovo orientamento che ha preso la Chiesa cattolica, grazie alle decisioni di un Papa, Francesco, che l’ha umanizzata e resa più autentica e spirituale. Ecco che a seguito di questa decisione sarà modificato il codice di diritto canonico, che regola e norma i vari aspetti della vita dei 50 milioni di fedeli in tutto il mondo.
martedì 22 novembre 2016
Kawasaki Z900, la supernaked giapponese potente e sicura
Nei giorni scorsi si è tenuta, a Colonia, l’annuale edizione di Intermot, la fiera internazionale del due ruote dedicata a tutto ciò che, dalle moto alle e-bike passando per gli scooter, solletica il centauro moderno. Tra le tante anteprime esibite, circa 40, hanno spiccato particolarmente quelle della giapponese Kawasaki che – oltre alla Z650 con motore due calibri (e peso da 181, kg) – ha presentato anche una supernaked dalle alte prestazioni, la Z900.
La Kawasaki Z900, come detto, appartiene alla categoria delle moto nude che limitano al massimo gli elementi aerodinamici esterni, tutto a vantaggio di una componente motoristica ben evidenziata, sia nei tubi – nuovi – che nella collocazione del motore, al centro, in modo da garantire maggiore stabilità di guida, più sensibilità nei settaggi, migliore responsività in relazione agli spostamenti del pilota in sella. Parlando, appunto, della componente motoristica, la Z900 ha un motore a 4 cilindri capace di erogare una potenza di 125 cavalli. I tecnici della casa nipponica assicurano che, superati i 6000 giri, la moto in questione dia il meglio di sé, “esponendo”. Fuori di metafora, si può stare tranquilli sul fatto che la Z900 offre buone performance anche nell’uso quotidiano, quando si scorre in mezzo al traffico in tratti misti, o quando si riparte scattando dal semaforo: sotto questo aspetto, tante piccole scelte progettuali concorrono a fornire una certa sicurezza e comfort di guida. La sella, ad esempio, è posta a 794 millimetri da terra, in modo da poter facilmente poggiare i piedi al suolo nelle pause di percorrenza, e l’inclinazione della medesima è posta in modo da assicurare sì una posa aggressiva ma, certo, non esagerata. Il manubrio supporta una guida sportiva ma è anche comodo e, nella plancia, oltre alle levette regolabili su ben 5 posizioni, troviamo anche una frizione antisaltellamento che, in fase si staccata, evita il bloccaggio della ruota posteriore. Sempre a favore di una guida sicura gioca il sistema di frenaggio predisposto sulla Z900: sul davanti i freni colloquiano con due dischi a margherita da 300 millimetri mentre, sul retro, troviamo un disco da 250 mm implementato, però, da un ottimo ABS in funzione antibloccaggio (specie nelle frenate eccessive). Dotata di un telaio leggero (è realizzato in acciaio, mentre il forcellone è in alluminio), la Z900 – con i sui 210,5 kg – verrà presentata ufficialmente, con dovizia di particolari, all’EICMA 2016, l’esposizione internazionale ciclo e motociclo, che si terrà a Milano il prossimo 8 Novembre.
La Kawasaki Z900, come detto, appartiene alla categoria delle moto nude che limitano al massimo gli elementi aerodinamici esterni, tutto a vantaggio di una componente motoristica ben evidenziata, sia nei tubi – nuovi – che nella collocazione del motore, al centro, in modo da garantire maggiore stabilità di guida, più sensibilità nei settaggi, migliore responsività in relazione agli spostamenti del pilota in sella. Parlando, appunto, della componente motoristica, la Z900 ha un motore a 4 cilindri capace di erogare una potenza di 125 cavalli. I tecnici della casa nipponica assicurano che, superati i 6000 giri, la moto in questione dia il meglio di sé, “esponendo”. Fuori di metafora, si può stare tranquilli sul fatto che la Z900 offre buone performance anche nell’uso quotidiano, quando si scorre in mezzo al traffico in tratti misti, o quando si riparte scattando dal semaforo: sotto questo aspetto, tante piccole scelte progettuali concorrono a fornire una certa sicurezza e comfort di guida. La sella, ad esempio, è posta a 794 millimetri da terra, in modo da poter facilmente poggiare i piedi al suolo nelle pause di percorrenza, e l’inclinazione della medesima è posta in modo da assicurare sì una posa aggressiva ma, certo, non esagerata. Il manubrio supporta una guida sportiva ma è anche comodo e, nella plancia, oltre alle levette regolabili su ben 5 posizioni, troviamo anche una frizione antisaltellamento che, in fase si staccata, evita il bloccaggio della ruota posteriore. Sempre a favore di una guida sicura gioca il sistema di frenaggio predisposto sulla Z900: sul davanti i freni colloquiano con due dischi a margherita da 300 millimetri mentre, sul retro, troviamo un disco da 250 mm implementato, però, da un ottimo ABS in funzione antibloccaggio (specie nelle frenate eccessive). Dotata di un telaio leggero (è realizzato in acciaio, mentre il forcellone è in alluminio), la Z900 – con i sui 210,5 kg – verrà presentata ufficialmente, con dovizia di particolari, all’EICMA 2016, l’esposizione internazionale ciclo e motociclo, che si terrà a Milano il prossimo 8 Novembre.
Superluna, stasera il grande evento: ecco ciò da sapere
La Superluna stasera promette già di regalare momenti di grande fascinazione a tutti gli amanti dell’astronomia e degli scenari romantici (com’era già stato anticipato lo scorso 5 novembre), a tal punto che sui social network è già iniziato l’hype generale in attesa del grande evento. Ma di cosa si tratta nello specifico, e perché ha creato tutta questa fermentazione? La Superluna altro non è che il momento in cui avviene il perigeo lunare.
In altre parole, l’esatto punto in cui l’orbita della Luna raggiunge il punto di massima vicinanza rispetto alla Terra. Per questa ragione la notte della Superluna è possibile ammirare il nostro satellite da una prospettiva assolutamente spettacolare, poiché quest’ultimo risulterà all’osservatore grande il 14% in più rispetto alle normali condizioni.
Inoltre l’appropinquarsi della Luna al nostro pianeta la renderà anche estremamente più luminosa (il 30% in più del solito), permettendo così un’osservazione “in alta definizione” del cosiddetto astro d’argento. A rendere il tutto così speciale è anche la frequenza con la quale avviene il perigeo lunare: l’ultima volta che si erano verificate queste condizioni correva l’anno 1948.
A questi presupposti è dunque semplice comprendere perché il fenomeno della Superluna abbia elettrizzato gli animi non soltanto degli addetti ai lavori, ma anche dei semplici curiosi: l’occasione di poter contemplare una tale meraviglia della Natura in maniera così nitida e spettacolare è, se non irripetibile nell’arco di un’intera vita, comunque rarissima.
Ovviamente – risulta quasi pleonastico doverlo specificare – si tratta solamente di un gioco di ottica. Ma quando ci sarà la Superluna esattamente? Il fenomeno inizierà ad essere ben visibile tra le otto e le nove di questa sera, a circa tre ore dal sorgere del satellite dalla linea dell’orizzonte (previsto per le 17:18). Il perigeo verrà raggiunto esattamente alle 00:21, quando la Luna si troverà a 356.508 chilometri dalla Terra.
L’occasione, come già detto, è ghiotta: la prossima volta in cui si verificheranno queste condizioni il calendario segnerà la data del 25 novembre 2052; va da sé che perderla ora significherebbe dover aspettare altri 36 anni. E chi teme di non riuscire a godersela appieno senza un telescopio, può stare tranquillo: anche il direttore dell’osservatorio napoletano di Capodimonte dell’Istituto nazionale di astrofisica, Massimo Della Valle, ha dichiarato che la guarderebbe rigorosamente ad occhio nudo perché: “Si apprezzano mari e crateri“.
L’appuntamento è dunque fissato per questa sera, quando la Luna si travestirà per l’occasione da Superluna, offrendoci un ennesima opportunità di assistere alle meraviglie cosmiche che si celano in bella vista là fuori; così vicine, così lontane.
In altre parole, l’esatto punto in cui l’orbita della Luna raggiunge il punto di massima vicinanza rispetto alla Terra. Per questa ragione la notte della Superluna è possibile ammirare il nostro satellite da una prospettiva assolutamente spettacolare, poiché quest’ultimo risulterà all’osservatore grande il 14% in più rispetto alle normali condizioni.
Inoltre l’appropinquarsi della Luna al nostro pianeta la renderà anche estremamente più luminosa (il 30% in più del solito), permettendo così un’osservazione “in alta definizione” del cosiddetto astro d’argento. A rendere il tutto così speciale è anche la frequenza con la quale avviene il perigeo lunare: l’ultima volta che si erano verificate queste condizioni correva l’anno 1948.
A questi presupposti è dunque semplice comprendere perché il fenomeno della Superluna abbia elettrizzato gli animi non soltanto degli addetti ai lavori, ma anche dei semplici curiosi: l’occasione di poter contemplare una tale meraviglia della Natura in maniera così nitida e spettacolare è, se non irripetibile nell’arco di un’intera vita, comunque rarissima.
Ovviamente – risulta quasi pleonastico doverlo specificare – si tratta solamente di un gioco di ottica. Ma quando ci sarà la Superluna esattamente? Il fenomeno inizierà ad essere ben visibile tra le otto e le nove di questa sera, a circa tre ore dal sorgere del satellite dalla linea dell’orizzonte (previsto per le 17:18). Il perigeo verrà raggiunto esattamente alle 00:21, quando la Luna si troverà a 356.508 chilometri dalla Terra.
L’occasione, come già detto, è ghiotta: la prossima volta in cui si verificheranno queste condizioni il calendario segnerà la data del 25 novembre 2052; va da sé che perderla ora significherebbe dover aspettare altri 36 anni. E chi teme di non riuscire a godersela appieno senza un telescopio, può stare tranquillo: anche il direttore dell’osservatorio napoletano di Capodimonte dell’Istituto nazionale di astrofisica, Massimo Della Valle, ha dichiarato che la guarderebbe rigorosamente ad occhio nudo perché: “Si apprezzano mari e crateri“.
L’appuntamento è dunque fissato per questa sera, quando la Luna si travestirà per l’occasione da Superluna, offrendoci un ennesima opportunità di assistere alle meraviglie cosmiche che si celano in bella vista là fuori; così vicine, così lontane.
MotoGP a Valencia. Ecco cosa è successo a Valentino Rossi nel paddock
Valentino Rossi uno tra i piloti più amati della MotoGp, una carriera imponente sin da piccolo. Lo dimostrano tutte le sue vittorie: tra i campionati vinti e gli obbiettivi raggiunti ha un curriculum degno da Doctors, definito “il pilota dei record”. Di recente Valentino Rossi è stato coinvolto in una situazione poco gloriosa per il titolo che ricopre. Infatti, il video che impazza sul web mostra il Dottore nel paddock a Valencia che sembra scalciare una signora intenta a fare un selfie. Lo stesso Valentino ironizza sull’accaduto affermando: “Mi sa che finisce che stasera mi arrestano”.
Il video si diffonde sul web raggiungendo centinaia di migliaia di visualizzazioni. I commenti non tutti gloriosi per il grande campione, per lo più negativi. Le voci si diffondono rapidamente tanto da ridicolizzare il Dottore e viene ricordato un altro calcio famoso, quello allungato a Marquez a Sepang. Valentino Rossi dispiaciuto per l’accaduto dichiara: “Intanto, vorrei chiedere scusa alla signora. Non volevo, mi dispiace. Ma in quel momento ho avuto paura”. Purtroppo il video non porta in luce gli avvenimenti accaduti prima del “calcio alla signora”, ma mostra solo il comportamento poco “garbato” del campione. Per spezzare una lancia in favore del campione, resta il punto che Valentino Rossi stava lavorando. Di sicuro, in un clima non facile, dove la concentrazione è il perno che stabilisce la vittoria della gara. Solo focalizzando l’obbiettivo da raggiungere si ottengono i risultati a cui il campione ci ha abituati. Di sicuro Valentino Rossi colpevolizza l’accerchiamento fatto dai tifosi. Infatti, dichiara: “Dal motorhome al box è impossibile muoversi: il pubblico ti circonda, ti stringe, ti soffoca, ti si butta davanti e comincia a darti pacche sulle spalle, poi finisce anche che ti arriva qualche schiaffo. Ti portano via il cappellino, o direttamente lo scooter per farsi un selfie. Non è facile, mantenere la calma”.
Il campione aggiunge poi: “È un po’ che chiedo di trovare una soluzione che permetta a noi piloti di essere un po’ più tranquilli. Speriamo che mi ascoltino. Ma soprattutto, speriamo mi ascolti quella signora: le chiedo di nuovo scusa, con tutto il cuore”.
Il video si diffonde sul web raggiungendo centinaia di migliaia di visualizzazioni. I commenti non tutti gloriosi per il grande campione, per lo più negativi. Le voci si diffondono rapidamente tanto da ridicolizzare il Dottore e viene ricordato un altro calcio famoso, quello allungato a Marquez a Sepang. Valentino Rossi dispiaciuto per l’accaduto dichiara: “Intanto, vorrei chiedere scusa alla signora. Non volevo, mi dispiace. Ma in quel momento ho avuto paura”. Purtroppo il video non porta in luce gli avvenimenti accaduti prima del “calcio alla signora”, ma mostra solo il comportamento poco “garbato” del campione. Per spezzare una lancia in favore del campione, resta il punto che Valentino Rossi stava lavorando. Di sicuro, in un clima non facile, dove la concentrazione è il perno che stabilisce la vittoria della gara. Solo focalizzando l’obbiettivo da raggiungere si ottengono i risultati a cui il campione ci ha abituati. Di sicuro Valentino Rossi colpevolizza l’accerchiamento fatto dai tifosi. Infatti, dichiara: “Dal motorhome al box è impossibile muoversi: il pubblico ti circonda, ti stringe, ti soffoca, ti si butta davanti e comincia a darti pacche sulle spalle, poi finisce anche che ti arriva qualche schiaffo. Ti portano via il cappellino, o direttamente lo scooter per farsi un selfie. Non è facile, mantenere la calma”.
Il campione aggiunge poi: “È un po’ che chiedo di trovare una soluzione che permetta a noi piloti di essere un po’ più tranquilli. Speriamo che mi ascoltino. Ma soprattutto, speriamo mi ascolti quella signora: le chiedo di nuovo scusa, con tutto il cuore”.
Girelle di frolla bigusto
Preparazione:
Iniziate la preparazione delle girelle di frolla bigusto partendo dalla realizzazione della pasta frolla, che potrete realizzare sia a mano che sul tagliere o in planetaria. In ogni caso iniziate dalla frolla chiara e poi da quella al cacao, così da non sporcare troppo il piano di lavoro contaminando il colore di quella senza cacao.
Versate la farina a pioggia sul tagliere e create un buco al centro con le dita, dove metterete lo zucchero a velo, allargando nuovamente al centro, e il burro freddo con i tuorli e il pizzico di sale. Iniziate ad amalgamare con una mano il burro con i tuorli strizzandoli insieme tra le dita, finchè non ottenete un composto omogeneo.
Poi piano piano incorporate anche lo zucchero e per ultima la farina, che strofinerete con la mano pulita su quella coi residui di impasto in modo da eliminarli dalle dita. Impastate molto brevemente quel tanto che basta per creare una palla omogenea, avvolgete nella pellicola e schiacciate il panetto mettendolo poi in frigo almeno per mezz’ora. Procedete allo stesso modo con la frolla al cacao, setacciando insieme cacao e farina prima di metterli sul piano. Otterrete così l’altro panetto che metterete in frigo. Trascorsi i tempi di raffreddamento stendete le due frolle con l’aiuto di un po’ di farina fino a uno spessore di 3-4 mm, poi sovrapponete la frolla chiara su quella al cacao e fatele ben aderire. Con un coltello rifilate il bordo a destra e a sinistra, in modo che i lembi delle due frolle combacino bene. Iniziate da uno dei due lati e arrotolate bene le due frolle, in modo da creare un cilindro stretto, facendo quindi attenzione con non rimanga aria all’interno. Avvolgete stretto nella pellicola il cilindro e mettete in frigo a rassodare, oppure in freezer per 5 o 10 minuti in modo da ottenere lo stesso effetto più velocemente.
Togliete dal frigo e intanto scaldate il forno a 175°C. Con un coltello affilato tagliate il cilindro in tante fette dello spessore di 3 o 4 mm, adagiandole su una leccarda con carta forno. Cuocete per circa 8-10 minuti a forno statico, estraete quando ancora sono leggermente morbide ma dorate e fate raffreddare prima di servire.
In alternativa potete preparare dei biscotti al cioccolato o dei biscotti a scacchi.
Iniziate la preparazione delle girelle di frolla bigusto partendo dalla realizzazione della pasta frolla, che potrete realizzare sia a mano che sul tagliere o in planetaria. In ogni caso iniziate dalla frolla chiara e poi da quella al cacao, così da non sporcare troppo il piano di lavoro contaminando il colore di quella senza cacao.
Versate la farina a pioggia sul tagliere e create un buco al centro con le dita, dove metterete lo zucchero a velo, allargando nuovamente al centro, e il burro freddo con i tuorli e il pizzico di sale. Iniziate ad amalgamare con una mano il burro con i tuorli strizzandoli insieme tra le dita, finchè non ottenete un composto omogeneo.
Poi piano piano incorporate anche lo zucchero e per ultima la farina, che strofinerete con la mano pulita su quella coi residui di impasto in modo da eliminarli dalle dita. Impastate molto brevemente quel tanto che basta per creare una palla omogenea, avvolgete nella pellicola e schiacciate il panetto mettendolo poi in frigo almeno per mezz’ora. Procedete allo stesso modo con la frolla al cacao, setacciando insieme cacao e farina prima di metterli sul piano. Otterrete così l’altro panetto che metterete in frigo. Trascorsi i tempi di raffreddamento stendete le due frolle con l’aiuto di un po’ di farina fino a uno spessore di 3-4 mm, poi sovrapponete la frolla chiara su quella al cacao e fatele ben aderire. Con un coltello rifilate il bordo a destra e a sinistra, in modo che i lembi delle due frolle combacino bene. Iniziate da uno dei due lati e arrotolate bene le due frolle, in modo da creare un cilindro stretto, facendo quindi attenzione con non rimanga aria all’interno. Avvolgete stretto nella pellicola il cilindro e mettete in frigo a rassodare, oppure in freezer per 5 o 10 minuti in modo da ottenere lo stesso effetto più velocemente.
Togliete dal frigo e intanto scaldate il forno a 175°C. Con un coltello affilato tagliate il cilindro in tante fette dello spessore di 3 o 4 mm, adagiandole su una leccarda con carta forno. Cuocete per circa 8-10 minuti a forno statico, estraete quando ancora sono leggermente morbide ma dorate e fate raffreddare prima di servire.
In alternativa potete preparare dei biscotti al cioccolato o dei biscotti a scacchi.
Papa Francesco, l’indiscrezione shock: "Dimissioni possibili tra un mese"
Papa Francesco è finito nella bufera, ed è quasi una novità per il pontefice più social della storia, abituato a sciorinare di volta in volta le consuete “frasi buone” dalle quali è quasi impossibile dissentire – che gli sono per l’appunto valse un seguito praticamente sconfinato (ma anche numerose critiche d’immobilismo ed ipocrisia).
L’ultimo detrattore dichiarato di Papa Bergoglio è stato Antonio Socci, penna di Libero che non solo ha reso noto dell’idiosincrasia nell’ambiente ecclesiastico di molte figure “potenti” nei confronti dell’attuale leader del Vaticano, bensì ha anche appiccicato una data di scadenza sulla sua fronte profetizzando che fra un mese potrebbe essere necessaria un’altra elezione.
Secondo Socci infatti, Papa Francesco è una creatura figlia dello stesso contesto politico che volle l’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump; un contesto che – a detta del giornalista di Libero – sarebbe oggi in grave crisi a causa dell’ascesa del movimento unpolitically correct capitanato dal cannibale Donald Trump.
Bergoglio è stato bollato da Antonio Socci come: “deludente dai modernisti che sognavano la rivoluzione, e giudicato disastroso dai cattolici ortodossi“, a causa delle sue posizioni spesso e volentieri anticonformiste (sebbene solo a parole) senza che vi sia mai stata però una reale inversione di tendenza nei fatti. In altre parole, Papa Francesco predica “bene” (illudendo i movimenti progressisti ed indispettendo i conservatori) e razzola “male” (attirandosi le ire dei suddetti illusi), e ciò avrebbe creato un alone di forte malcontento politicamente trasversale attorno alla sua figura.
Inoltre Socci ha definito un “flop” il Giubileo di Francesco, così come il suo pontificato in generale. E’ ovvio che si debba considerare la fonte – Libero è notoriamente un quotidiano ispiratore per la Destra conservatrice e per i movimenti cattolico-fondamentalisti avversi all’attuale Papa – ma la sensazione è effettivamente che attorno a Papa Francesco il clima non sia dei più sereni.
Tant’è che alla fine l’editorialista ha concluso suggerendo che alcuni: “Ipotizzano dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese), cosa che spiegherebbe questo Concistoro fatto a novembre (in vista di un Conclave)“. Anche se lo stesso Socci ha successivamente ammesso che l’ipotesi di una prosecuzione del mandato anche dopo gli 80 anni sia ad oggi quella più verosimile.
L’ultimo detrattore dichiarato di Papa Bergoglio è stato Antonio Socci, penna di Libero che non solo ha reso noto dell’idiosincrasia nell’ambiente ecclesiastico di molte figure “potenti” nei confronti dell’attuale leader del Vaticano, bensì ha anche appiccicato una data di scadenza sulla sua fronte profetizzando che fra un mese potrebbe essere necessaria un’altra elezione.
Secondo Socci infatti, Papa Francesco è una creatura figlia dello stesso contesto politico che volle l’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump; un contesto che – a detta del giornalista di Libero – sarebbe oggi in grave crisi a causa dell’ascesa del movimento unpolitically correct capitanato dal cannibale Donald Trump.
Bergoglio è stato bollato da Antonio Socci come: “deludente dai modernisti che sognavano la rivoluzione, e giudicato disastroso dai cattolici ortodossi“, a causa delle sue posizioni spesso e volentieri anticonformiste (sebbene solo a parole) senza che vi sia mai stata però una reale inversione di tendenza nei fatti. In altre parole, Papa Francesco predica “bene” (illudendo i movimenti progressisti ed indispettendo i conservatori) e razzola “male” (attirandosi le ire dei suddetti illusi), e ciò avrebbe creato un alone di forte malcontento politicamente trasversale attorno alla sua figura.
Inoltre Socci ha definito un “flop” il Giubileo di Francesco, così come il suo pontificato in generale. E’ ovvio che si debba considerare la fonte – Libero è notoriamente un quotidiano ispiratore per la Destra conservatrice e per i movimenti cattolico-fondamentalisti avversi all’attuale Papa – ma la sensazione è effettivamente che attorno a Papa Francesco il clima non sia dei più sereni.
Tant’è che alla fine l’editorialista ha concluso suggerendo che alcuni: “Ipotizzano dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese), cosa che spiegherebbe questo Concistoro fatto a novembre (in vista di un Conclave)“. Anche se lo stesso Socci ha successivamente ammesso che l’ipotesi di una prosecuzione del mandato anche dopo gli 80 anni sia ad oggi quella più verosimile.
lunedì 21 novembre 2016
Cancro, ragazzina chiede ibernazione post mortem: sentenza shock
La speranza è l’ultima a morire: un detto tanto antico quanto giusto; e chissà se non sia stata proprio questa massima ad ispirare la decisione di una giovane ragazzina inglese – di appena 14 anni ed affetta da una grave forma tumorale – di farsi ibernare dopo la sua morte.
Ibernare per lasciare una speranza – paradossalmente – di vita: ecco ciò che ha spinto la giovane ragazza a richiedere formalmente un’ibernazione post mortem; una speranza per, chissà magari tra cento anni quando si sarà trovata una cura per il cancro, ritornare nuovamente a vivere. Con una lettera – molto toccante, ma altrettanto chiara – mandata ai giudici, la 14enne prima di morire ha messo nero su bianco le sue ultime volontà, cioè quelle che alla sua morte il suo corpo non venisse seppellito, bensì messo da parte. Una scelta nata anche dagli studi approfonditi che la stessa ragazza aveva fatto sulla criogenesi, una tecnica – piuttosto controversa – che permette di conservare un corpo a temperature bassissime.
I giudici dell’Alta Corte di Londra, dopo averla ascoltata personalmente prima del suo decesso e valutato attentamenti tutti i termini legali della delicata questione, hanno emesso una storica sentenza, acconsentendo alla volontà espressa dalla ragazza. Un giudizio che ha visto schierarsi in posizioni opposte i genitori della 14enne, con una madre schierata accanto alla figlia e un padre di parere decisamente contrario. La decisione è stata presa poco prima della morte della ragazza, che è avvenuta nell’ottobre scorso, ma resa pubblica solo ora, per consentire di trasferire il corpo negli Stati Uniti in assoluto anonimato.
Negli USA esistono società specializzate proprio in questo tipo di attività, cioè ibernazione dei corpi ad un costo tutto sommato ragionevole pari a circa quaranta mila sterline. Servizi che possono essere indispensabili per chi, come la 14enne, non vuole perdere la speranza di una vita futura, anche fosse tra cent’anni.
Ibernare per lasciare una speranza – paradossalmente – di vita: ecco ciò che ha spinto la giovane ragazza a richiedere formalmente un’ibernazione post mortem; una speranza per, chissà magari tra cento anni quando si sarà trovata una cura per il cancro, ritornare nuovamente a vivere. Con una lettera – molto toccante, ma altrettanto chiara – mandata ai giudici, la 14enne prima di morire ha messo nero su bianco le sue ultime volontà, cioè quelle che alla sua morte il suo corpo non venisse seppellito, bensì messo da parte. Una scelta nata anche dagli studi approfonditi che la stessa ragazza aveva fatto sulla criogenesi, una tecnica – piuttosto controversa – che permette di conservare un corpo a temperature bassissime.
I giudici dell’Alta Corte di Londra, dopo averla ascoltata personalmente prima del suo decesso e valutato attentamenti tutti i termini legali della delicata questione, hanno emesso una storica sentenza, acconsentendo alla volontà espressa dalla ragazza. Un giudizio che ha visto schierarsi in posizioni opposte i genitori della 14enne, con una madre schierata accanto alla figlia e un padre di parere decisamente contrario. La decisione è stata presa poco prima della morte della ragazza, che è avvenuta nell’ottobre scorso, ma resa pubblica solo ora, per consentire di trasferire il corpo negli Stati Uniti in assoluto anonimato.
Negli USA esistono società specializzate proprio in questo tipo di attività, cioè ibernazione dei corpi ad un costo tutto sommato ragionevole pari a circa quaranta mila sterline. Servizi che possono essere indispensabili per chi, come la 14enne, non vuole perdere la speranza di una vita futura, anche fosse tra cent’anni.
Serie A: Juve sul velluto, il Napoli ringrazia Insigne
Dopo la pausa per gli impegni delle nazionali ritorna la serie A con la tredicesima giornata. Nei tre anticipi del sabato vittorie per Juventus, Napoli e Chievo.
Con la testa già proiettata alla sfida decisiva di Champions League contro il Siviglia, la Juventus porta a casa i tre punti nella gara casalinga contro il Pescara. Nonostante le assenze di Dybala, Barzagli, Pjanic, Pjaca e Benatia, Allegri manda in campo comunque una squadra competitiva che non ha difficoltà a superare la squadra allenata da Massimo Oddo, che in questo campionato ha vinto una sola gara, a tavolino contro il Sassuolo.
I bianconeri sbloccano al 36’ con la zampata di Khedira al termine di uno scambio con Mandzukic. Nella ripresa dopo un palo colpito da Higuain, arriva il raddoppio juventino con Mandzukic lasciato solo a due passi dal portiere Bizzarri. Gara in cassaforte al 69’ quando Hernanes fa 3-0 con un bolide dalla distanza. Nel finale è accademia Juve che fa esordire in A Moise Kean classe 2000, primo giocatore nato nel nuovo millennio a giocare nella massima serie. Al 90’ Evra salva sulla linea, negando a Zuparic di segnare il gol della bandiera. Juventus che, con la quarta vittoria consecutiva, sale a 33 punti in classifica. Successo importante in casa dell’Udinese per il Napoli, che si rilancia in classifica e può pensare con più tranquillità alla sfida di Champions contro la Dinamo Kiev. Indisponibile anche Gabbiadini, oltre al solito Milik, Sarri sceglie il tridente Callejon-Mertens-Insigne. Dopo un primo tempo privo di emozioni su entrambi i fronti, la gara si infiamma ad inizio ripresa. Al 47’ dopo oltre 7 mesi di astinenza, ritorna al gol Insigne su preciso assist di Callejon. Il gol sblocca il 25enne di Frattamaggiore, che prima colpisce una traversa e poi al 57’ raddoppia approfittando di un errore di Widmer. L’Udinese non molla e accorcia subito le distanze con Perica, ma gli ospiti non perdono il controllo della gara e portano a casa questo 2-1 che li proietta a quota 24 in classifica, ai margini della zona Champions. Nel primo anticipo vittoria casalinga del Chievo contro il Cagliari per 1-0, decide il gol di Gobbi. Con questo successo i clivensi salgono a quota 18 scavalcando i sardi che restano a quota 16.
Con la testa già proiettata alla sfida decisiva di Champions League contro il Siviglia, la Juventus porta a casa i tre punti nella gara casalinga contro il Pescara. Nonostante le assenze di Dybala, Barzagli, Pjanic, Pjaca e Benatia, Allegri manda in campo comunque una squadra competitiva che non ha difficoltà a superare la squadra allenata da Massimo Oddo, che in questo campionato ha vinto una sola gara, a tavolino contro il Sassuolo.
I bianconeri sbloccano al 36’ con la zampata di Khedira al termine di uno scambio con Mandzukic. Nella ripresa dopo un palo colpito da Higuain, arriva il raddoppio juventino con Mandzukic lasciato solo a due passi dal portiere Bizzarri. Gara in cassaforte al 69’ quando Hernanes fa 3-0 con un bolide dalla distanza. Nel finale è accademia Juve che fa esordire in A Moise Kean classe 2000, primo giocatore nato nel nuovo millennio a giocare nella massima serie. Al 90’ Evra salva sulla linea, negando a Zuparic di segnare il gol della bandiera. Juventus che, con la quarta vittoria consecutiva, sale a 33 punti in classifica. Successo importante in casa dell’Udinese per il Napoli, che si rilancia in classifica e può pensare con più tranquillità alla sfida di Champions contro la Dinamo Kiev. Indisponibile anche Gabbiadini, oltre al solito Milik, Sarri sceglie il tridente Callejon-Mertens-Insigne. Dopo un primo tempo privo di emozioni su entrambi i fronti, la gara si infiamma ad inizio ripresa. Al 47’ dopo oltre 7 mesi di astinenza, ritorna al gol Insigne su preciso assist di Callejon. Il gol sblocca il 25enne di Frattamaggiore, che prima colpisce una traversa e poi al 57’ raddoppia approfittando di un errore di Widmer. L’Udinese non molla e accorcia subito le distanze con Perica, ma gli ospiti non perdono il controllo della gara e portano a casa questo 2-1 che li proietta a quota 24 in classifica, ai margini della zona Champions. Nel primo anticipo vittoria casalinga del Chievo contro il Cagliari per 1-0, decide il gol di Gobbi. Con questo successo i clivensi salgono a quota 18 scavalcando i sardi che restano a quota 16.
Crostata al cacao con crema all’arancia
Preparazione:
Per iniziare la preparazione della crostata al cacao con crema all’arancia dovete partire dalla base, ovvero dalla preparazione della pasta frolla al cacao, che dovrà poi riposare in frigorifero prima di essere utilizzata. Come prima cosa lavorate al mixer la farina, il cacao ed il burro, che deve essere ben freddo e ridotto in tocchetti.
Fate andare per pochi secondi fino a quando avrete ottenuto un composto sabbioso, che dovrete trasferire in planetaria sul piano di lavoro all’interno di una ciotola ed a cui dovrete aggiungere via via anche tuorli, lo zucchero a velo e la bustina di vanillina. Amalgamate per bene il tutto fino a quando avrete ottenuto una palla di pasta frolla al cacao che dovrete avvolgere con pellicola trasparente e mettere in frigorifero a riposare per almeno mezz’ora.
Crema all’arancia:
Nel frattempo dedicatevi alla preparazione della crema all’arancia. Come prima cosa dovrete lavorare i tuorli in una ciotola con lo zucchero semolato fino a quando avrete ottenuto un composto spumoso. A questo aggiungerete il succo d’arancia e l’amido di mais, che avrete precedentemente setacciato. Amalgamate per bene il tutto utilizzando una frusta e nel frattempo in un pentolino fate scaldare il latte e la scorza d’arancia. Il composto dovrà sfiorare il bollore e solo a quel punto potrà essere aggiunto al composto di tuorli e zucchero, che state lavorando a parte, eliminando le scorze. Amalgamate per bene il tutto e trasferite il composto così ottenuto all’interno del pentolino. Fate andare a fuoco medio, mescolando costantemente, fino a quando la vostra crema all’arancia avrà raggiunto la giusta consistenza. Solo a questo punto potete trasferire la crema all’arancia all’interno di una ciotola, coprire con pellicola a contatto e lasciare da parte a freddare. Solo quando sarà fredda potrete metterla in frigorifero per almeno un’ora.
Composizione:
Adesso che la vostra crema all’arancia è pronta e sta riposando in frigorifero potete iniziare a cuocere il guscio di pasta frolla cacao. Riprendete la pasta frolla, stendetela e foderate una tortiera di circa 24 cm di diametro sul fondo e sui bordi. Pigiate bene con le mani così da far aderire per bene la pasta frolla allo stampo e bucherellate la pasta con i rebbi di una forchetta.
Coprite il vostro disco di pasta frolla al cacao con della carta da forno e dei legumi secchi e fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 25-30 minuti. Una volta pronto il vostro guscio andrà sfornato, lasciato da parte a freddarsi e poi farcito con la crema all’arancia precedentemente preparata e che ormai sarà pronta.
La vostra crostata al cacao con crema all’arancia è quindi pronta ma dovrà riposare almeno un paio d’ore prima di poter essere servita ai vostri ospiti dopo averla decorata in superficie con un topping al cioccolato se lo gradite. In questo modo, infatti, tutti i sapori si amalgamano tra loro ed avrete un dolce ancora più gustoso.
In alternativa potete preparare una torta della nonna o una crostata alla frutta.
Per iniziare la preparazione della crostata al cacao con crema all’arancia dovete partire dalla base, ovvero dalla preparazione della pasta frolla al cacao, che dovrà poi riposare in frigorifero prima di essere utilizzata. Come prima cosa lavorate al mixer la farina, il cacao ed il burro, che deve essere ben freddo e ridotto in tocchetti.
Fate andare per pochi secondi fino a quando avrete ottenuto un composto sabbioso, che dovrete trasferire in planetaria sul piano di lavoro all’interno di una ciotola ed a cui dovrete aggiungere via via anche tuorli, lo zucchero a velo e la bustina di vanillina. Amalgamate per bene il tutto fino a quando avrete ottenuto una palla di pasta frolla al cacao che dovrete avvolgere con pellicola trasparente e mettere in frigorifero a riposare per almeno mezz’ora.
Crema all’arancia:
Nel frattempo dedicatevi alla preparazione della crema all’arancia. Come prima cosa dovrete lavorare i tuorli in una ciotola con lo zucchero semolato fino a quando avrete ottenuto un composto spumoso. A questo aggiungerete il succo d’arancia e l’amido di mais, che avrete precedentemente setacciato. Amalgamate per bene il tutto utilizzando una frusta e nel frattempo in un pentolino fate scaldare il latte e la scorza d’arancia. Il composto dovrà sfiorare il bollore e solo a quel punto potrà essere aggiunto al composto di tuorli e zucchero, che state lavorando a parte, eliminando le scorze. Amalgamate per bene il tutto e trasferite il composto così ottenuto all’interno del pentolino. Fate andare a fuoco medio, mescolando costantemente, fino a quando la vostra crema all’arancia avrà raggiunto la giusta consistenza. Solo a questo punto potete trasferire la crema all’arancia all’interno di una ciotola, coprire con pellicola a contatto e lasciare da parte a freddare. Solo quando sarà fredda potrete metterla in frigorifero per almeno un’ora.
Composizione:
Adesso che la vostra crema all’arancia è pronta e sta riposando in frigorifero potete iniziare a cuocere il guscio di pasta frolla cacao. Riprendete la pasta frolla, stendetela e foderate una tortiera di circa 24 cm di diametro sul fondo e sui bordi. Pigiate bene con le mani così da far aderire per bene la pasta frolla allo stampo e bucherellate la pasta con i rebbi di una forchetta.
Coprite il vostro disco di pasta frolla al cacao con della carta da forno e dei legumi secchi e fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 25-30 minuti. Una volta pronto il vostro guscio andrà sfornato, lasciato da parte a freddarsi e poi farcito con la crema all’arancia precedentemente preparata e che ormai sarà pronta.
La vostra crostata al cacao con crema all’arancia è quindi pronta ma dovrà riposare almeno un paio d’ore prima di poter essere servita ai vostri ospiti dopo averla decorata in superficie con un topping al cioccolato se lo gradite. In questo modo, infatti, tutti i sapori si amalgamano tra loro ed avrete un dolce ancora più gustoso.
In alternativa potete preparare una torta della nonna o una crostata alla frutta.
Giubileo della Misericordia: Papa Francesco chiude l’ultima porta
Papa Francesco, in silenzio si è fermato a pregare, poi, tirando le ante, ha chiuso i battenti della Porta Santa in San Pietro, come da prassi l’ultima ad essere chiusa e a porre fine al Giubileo della Misericordia. Il Papa era entrato in processione nell’atrio della grande Basilica di San Pietro, già con i paramenti liturgici, mentre il coro cantava l’inno del giubileo “Misericordes sicut Pater”. Decine di migliaia di persone radunate in Piazza San Pietro per il rito di chiusura, e per la Santa Messa.
La “strada della croce”, via della regalità di Gesù, è stato l’argomento della riflessione del Papa, suggerito dalla solennità di Cristo Re. Nell’omelia, il Santo Padre ha ricordato che “tanti pellegrini hanno varcato le Porte Sante e, fuori del fragore delle cronache, hanno gustato la grande bontà del Signore. Ringraziamo per questo, e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme”. Tante volte siamo portati a ricercate le sicurezze che il mondo ci offre, mostrandoci una via più facile e più veloce che quella della croce. Ma il modo di operare di Dio è molto diverso. “Quest’Anno della Misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale“, ha ricordato Papa Bergoglio.
Papa Bergoglio ha preso in esame i diversi atteggiamenti nei confronti di Gesù crocifisso, così lontano dalla figura di un re. Sotto la croce del Cristo, c’era il popolo che stava a guardare, un gruppo di persone che stava poco distante dalla croce, e un malfattore crocifisso accanto a lui.
Gesù, invitato a scendere, non cede alla “tentazione di scendere dalla croce” e, in questo modo, dimostra il proprio potere, che non è un potere di forza, di gloria, o di successo. “È la tentazione – ha insistito papa Francesco – più terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalità”. È un invito a lottare contro questa tentazione, e a fissare lo sguardo su Gesù in Croce, nel desiderio di essergli fedeli, di non scendere dalla croce. “Potere e successo” sembrano una via facile anche per l’evangelizzazione.
Si chiude il “tempo di misericordia” del giubileo, che invita i cristiani a vedere il vero volto di Cristo, e a “riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi, e ricca nell’amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche – ha commentato papa Francesco – a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca”.
Alla cerimonia di chiusura del Giubileo della Misericordia, era presente una delegazione italiana, guidata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi.
Oltre a quella italiana, hanno fatto sentire la loro vicinanza altre 10 delegazioni che rappresentavano la Repubblica Centrafricana, Mauritius, l’Albania, il Belgio, la Spagna, il Brasile, il Messico, il Venezuela, la Malaysia, e la Siria.
La “strada della croce”, via della regalità di Gesù, è stato l’argomento della riflessione del Papa, suggerito dalla solennità di Cristo Re. Nell’omelia, il Santo Padre ha ricordato che “tanti pellegrini hanno varcato le Porte Sante e, fuori del fragore delle cronache, hanno gustato la grande bontà del Signore. Ringraziamo per questo, e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme”. Tante volte siamo portati a ricercate le sicurezze che il mondo ci offre, mostrandoci una via più facile e più veloce che quella della croce. Ma il modo di operare di Dio è molto diverso. “Quest’Anno della Misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale“, ha ricordato Papa Bergoglio.
Papa Bergoglio ha preso in esame i diversi atteggiamenti nei confronti di Gesù crocifisso, così lontano dalla figura di un re. Sotto la croce del Cristo, c’era il popolo che stava a guardare, un gruppo di persone che stava poco distante dalla croce, e un malfattore crocifisso accanto a lui.
Gesù, invitato a scendere, non cede alla “tentazione di scendere dalla croce” e, in questo modo, dimostra il proprio potere, che non è un potere di forza, di gloria, o di successo. “È la tentazione – ha insistito papa Francesco – più terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalità”. È un invito a lottare contro questa tentazione, e a fissare lo sguardo su Gesù in Croce, nel desiderio di essergli fedeli, di non scendere dalla croce. “Potere e successo” sembrano una via facile anche per l’evangelizzazione.
Si chiude il “tempo di misericordia” del giubileo, che invita i cristiani a vedere il vero volto di Cristo, e a “riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi, e ricca nell’amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche – ha commentato papa Francesco – a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca”.
Alla cerimonia di chiusura del Giubileo della Misericordia, era presente una delegazione italiana, guidata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi.
Oltre a quella italiana, hanno fatto sentire la loro vicinanza altre 10 delegazioni che rappresentavano la Repubblica Centrafricana, Mauritius, l’Albania, il Belgio, la Spagna, il Brasile, il Messico, il Venezuela, la Malaysia, e la Siria.
domenica 20 novembre 2016
Milan-Inter, dalla Cina con furore: primo derby dagli occhi a mandorla
Domenica sera alle 20.45 andrà in scena il derby di Milano e sarà il primo della storia in cui le proprietà delle due squadre milanesi non saranno italiane. Sarà un derby nel derby, in quanto entrambe gli attuali proprietari (in realtà il “closing” per il Milan avverrà ai primi di dicembre, ma pare ormai si tratti solo di una formalità) vengono dalla Cina e vogliono riportare il calcio meneghino ai fasti di un tempo.
Si prevede un San Siro tutto esaurito, con circa 80.000 spettatori sugli spalti, per una stracitaddina che quest’anno vede valori capovolti rispetto alle ultime edizioni: è infatti dalla stagione 2011-2012 che il Milan non ha un vantaggio sull’Inter di 8 punti o più. L’anno scorso ci furono una vittoria a testa, 1-0 per i nerazzurri nel derby d’andata, con rete di Guarìn, e 3-0 per il Milan in quello di ritorno, con reti di Alex, Bacca e Niang.
La squadra di Montella arriva all’incontro con il morale a mille, frutto della classifica ottima e della sensazione che finalmente le cose in casa rossonera stiano effettivamente iniziando a cambiare (una rosa competitiva composta da molti giovani italiani ed un allenatore in grado di dare un gioco preciso alla squadra, sono due elementi molto apprezzati dai tifosi del Diavolo), mentre l’Inter del neo-tecnico Pioli arriva con numerose perplessità e dubbi di formazione.
Andando ad analizzare proprio le probabili formazioni, il Milan dovrebbe schierarsi con il solito 4-3-3, con Donnarumma in porta; Abate, Paletta, Gomez (assente Romagnoli a causa dell’infortunio rimediato in Nazionale) e De Sciglio in difesa; Kucka, Locatelli e Bonaventura a metà campo con il tridente formato da Suso, Niang e uno tra Bacca (favorito) e Lapadula (in forte recupero sul colombiano). L’Inter scenderà in campo anch’essa con il 4-3-3, con Handanovic tra i pali, linea difensiva composta da Ansaldi, Miranda, Murillo e Santon; Joao Mario, Medel e il rientrante Brozovic (che dovrebbe avere la meglio su Banega) a centrocampo; Candreva, Icardi e Perisic in attacco. Arbitro del match sarà Paolo Tagliavento della sezione di Terni, con Di Liberatore e Manganelli come assistenti. Barbirati sarà il quarto uomo mentre Orsato e Valeri saranno gli addizionali.
Si prevede un San Siro tutto esaurito, con circa 80.000 spettatori sugli spalti, per una stracitaddina che quest’anno vede valori capovolti rispetto alle ultime edizioni: è infatti dalla stagione 2011-2012 che il Milan non ha un vantaggio sull’Inter di 8 punti o più. L’anno scorso ci furono una vittoria a testa, 1-0 per i nerazzurri nel derby d’andata, con rete di Guarìn, e 3-0 per il Milan in quello di ritorno, con reti di Alex, Bacca e Niang.
La squadra di Montella arriva all’incontro con il morale a mille, frutto della classifica ottima e della sensazione che finalmente le cose in casa rossonera stiano effettivamente iniziando a cambiare (una rosa competitiva composta da molti giovani italiani ed un allenatore in grado di dare un gioco preciso alla squadra, sono due elementi molto apprezzati dai tifosi del Diavolo), mentre l’Inter del neo-tecnico Pioli arriva con numerose perplessità e dubbi di formazione.
Andando ad analizzare proprio le probabili formazioni, il Milan dovrebbe schierarsi con il solito 4-3-3, con Donnarumma in porta; Abate, Paletta, Gomez (assente Romagnoli a causa dell’infortunio rimediato in Nazionale) e De Sciglio in difesa; Kucka, Locatelli e Bonaventura a metà campo con il tridente formato da Suso, Niang e uno tra Bacca (favorito) e Lapadula (in forte recupero sul colombiano). L’Inter scenderà in campo anch’essa con il 4-3-3, con Handanovic tra i pali, linea difensiva composta da Ansaldi, Miranda, Murillo e Santon; Joao Mario, Medel e il rientrante Brozovic (che dovrebbe avere la meglio su Banega) a centrocampo; Candreva, Icardi e Perisic in attacco. Arbitro del match sarà Paolo Tagliavento della sezione di Terni, con Di Liberatore e Manganelli come assistenti. Barbirati sarà il quarto uomo mentre Orsato e Valeri saranno gli addizionali.
Biscotti mandorle e arance
Preparazione:
Per iniziare la preparazione dei biscotti mandorle e arance dovete partire dalle mandorle. Queste, infatti, andranno aggiunte all’interno del mixer e tritate molto finemente così da ottenere una farina. In alternativa, però, potete utilizzare direttamente della farina di mandorle.
Dedicatevi a questo punto alle arance. Dovrete prelevare la polpa e la scorza. La scorza andrà tenuta momentaneamente da parte mente la polpa d’arancia dovrà essere tritata grossolanamente ed aggiunta alle mandorle. Fatto questo dedicatevi al burro, che deve essere ben morbido e lavorabile ed andrà aggiunto allo zucchero. Lavorate il tutto per qualche secondo così da ottenere un composto ben omogeneo ed aggiungete anche le mandorle e le arance preparate prima.
Non vi resta, quindi, che aggiungere anche l’uovo, farina e il lievito setacciati ed infine la scorza d’arancia. Amalgamate per bene il tutto fino a quando avrete ottenuto un panetto ben compatto ed a questo punto andate a ricavare delle piccole palline. Ogni manciata di impasto andrà lavorata tra le mani così da dare renderla sferica e poi leggermente appiattita.
Ovviamente, però, potete realizzare le forme che più preferite. I vostri biscotti mandorle e arance andranno quindi adagiate su una teglia foderata con carta da forno e messe in forno a cuocere per circa 20 minuti a 180°C. Una volta pronti i vostri biscotti mandorle e arance saranno pronti per essere serviti ai vostri ospiti.
Per iniziare la preparazione dei biscotti mandorle e arance dovete partire dalle mandorle. Queste, infatti, andranno aggiunte all’interno del mixer e tritate molto finemente così da ottenere una farina. In alternativa, però, potete utilizzare direttamente della farina di mandorle.
Dedicatevi a questo punto alle arance. Dovrete prelevare la polpa e la scorza. La scorza andrà tenuta momentaneamente da parte mente la polpa d’arancia dovrà essere tritata grossolanamente ed aggiunta alle mandorle. Fatto questo dedicatevi al burro, che deve essere ben morbido e lavorabile ed andrà aggiunto allo zucchero. Lavorate il tutto per qualche secondo così da ottenere un composto ben omogeneo ed aggiungete anche le mandorle e le arance preparate prima.
Non vi resta, quindi, che aggiungere anche l’uovo, farina e il lievito setacciati ed infine la scorza d’arancia. Amalgamate per bene il tutto fino a quando avrete ottenuto un panetto ben compatto ed a questo punto andate a ricavare delle piccole palline. Ogni manciata di impasto andrà lavorata tra le mani così da dare renderla sferica e poi leggermente appiattita.
Ovviamente, però, potete realizzare le forme che più preferite. I vostri biscotti mandorle e arance andranno quindi adagiate su una teglia foderata con carta da forno e messe in forno a cuocere per circa 20 minuti a 180°C. Una volta pronti i vostri biscotti mandorle e arance saranno pronti per essere serviti ai vostri ospiti.
Esplode una villetta a Firenze: muore una donna
Una villetta è crollata a Firenze provocando la morte di una persona.
Sulle colline di Bagno a Ripoli, un forte boato ha distrutto una famiglia: a perdere la vita è stata la madre di due bambine di 7 e 10 anni. Grazie ai soccorritori, le due piccole sono state salvate insieme al padre, e hanno riportato solo qualche ustione e, forse, un’intossicazione.
Il marito della donna è proprietario di un negozio di animali: a salvarlo dalle macerie, sono stati i vigili del fuoco. Secondo le prime testimonianze, una delle bambine è riuscita a salvarsi con l’aiuto delle proprie forze. Subito dopo la loro estrazione dalle macerie, i superstiti sono stati trasportati in due ospedali diversi: le bambine al Meyer e il padre al Careggi. La famiglia era appena tornata a casa e, quando sono stati trasportati in ospedale, erano pienamente coscienti. Sembra che, a causare il crollo della casa, distruggendola completamente, sia stata una fuga di gas, che ha provocato una forte esplosione. A soccorrere la famiglia, sono state tre squadre di vigili del fuoco, i carabinieri, i medici del 118, e la protezione civile.
La villetta era un’abitazione unifamiliare composta da piano terra e primo piano. I testimoni hanno raccontato di aver sentito il boato dell’esplosione fin da lontano, e i vicini non hanno esitato a scendere in campo per aiutare i soccorritori a togliere le macerie per liberare il campo. Il sindaco della città ha confermato come i soccorsi siano stati velocissimi, anche se – purtroppo – c’era poco da fare. L’esplosione ha distrutto tutto, e ha danneggiato anche alcune case circostanti.
Sulle colline di Bagno a Ripoli, un forte boato ha distrutto una famiglia: a perdere la vita è stata la madre di due bambine di 7 e 10 anni. Grazie ai soccorritori, le due piccole sono state salvate insieme al padre, e hanno riportato solo qualche ustione e, forse, un’intossicazione.
Il marito della donna è proprietario di un negozio di animali: a salvarlo dalle macerie, sono stati i vigili del fuoco. Secondo le prime testimonianze, una delle bambine è riuscita a salvarsi con l’aiuto delle proprie forze. Subito dopo la loro estrazione dalle macerie, i superstiti sono stati trasportati in due ospedali diversi: le bambine al Meyer e il padre al Careggi. La famiglia era appena tornata a casa e, quando sono stati trasportati in ospedale, erano pienamente coscienti. Sembra che, a causare il crollo della casa, distruggendola completamente, sia stata una fuga di gas, che ha provocato una forte esplosione. A soccorrere la famiglia, sono state tre squadre di vigili del fuoco, i carabinieri, i medici del 118, e la protezione civile.
La villetta era un’abitazione unifamiliare composta da piano terra e primo piano. I testimoni hanno raccontato di aver sentito il boato dell’esplosione fin da lontano, e i vicini non hanno esitato a scendere in campo per aiutare i soccorritori a togliere le macerie per liberare il campo. Il sindaco della città ha confermato come i soccorsi siano stati velocissimi, anche se – purtroppo – c’era poco da fare. L’esplosione ha distrutto tutto, e ha danneggiato anche alcune case circostanti.
venerdì 18 novembre 2016
Il cheesecake al curry farcito con carote
Preparazione del cheesecake al curry farcito con carote
1) Pela le carote, affettale sottili e falle rosolare in una padella con 40 g di burro e un pizzico di sale, fino a che saranno tenere.
2) Sbatti 4 uova con il parmigiano e un pizzico di pepe, aggiungi il caprino, mescolando con una frusta; regola di sale.
3) Trita nel mixer le fette biscottate insieme al curry e 50 g di burro a tocchetti; amalgama il composto con le uova rimaste e regola di sale.
4) Imburra uno stampo a cerniera di 24 cm di diametro e foderalo con carta da forno. Distribuisci sul fondo il composto di briciole di fette biscottate, pigiando con le mani per compattarlo.
5) Prosegui a strati: versa un terzo del composto di formaggio, metà delle carote, un altro terzo del composto di caprino, le carote rimaste e infine il resto del composto.
6) Inforna il cheesecake a 180° per 40 minuti.
Come servire il cheesecake al curry farcito con carote
7) Servi il cheesecake freddo, guarnito con una manciatina di prezzemolo a julienne.
Napoli, ennesima vigilia muta per Sarri. Callejon c'è, Gabbiadini no
LE SCELTE DI SARRI IN ATTACCO - Il menu della vigilia è lo stesso esibito nell'ultimo periodo. Maurizio Sarri si è rintanato ancora una volta nel silenzio: nessuna conferenza stampa in casa Napoli. La scelta è diventata quasi un'abitudine. E così le uniche parole sono quelle rivolte dall'allenatore ai suoi giocatori. Le buone notizie arrivano da Josè Maria Callejon. Lo spagnolo ha smaltito lo stato influenzale e si è allenato regolarmente con i compagni. Difficile che Sarri possa rinunciare al suo talento. Risponderà presente all'appello nel tridente dei piccoletti. Il punto di riferimento offensivo sarà ancora una volta Dries Mertens. Manolo Gabbiadini, infatti, non ha smaltito la contrattura al polpaccio e non è stato neanche convocato: il talento bergamasco proverà a recuperare per il match in Champions contro la Dinamo Kiev. A sinistra, dunque, toccherà a Lorenzo Insigne, a caccia del primo gol stagionale.GLI ALTRI DUBBI - In mediana Diawara sembra aver scavalcato definitivamente Jorginho. Sarà il guineano ad orchestrare la manovra assieme ad Allan, favorito su Zielinski, ed Hamsik. In difesa rientra Albiol. Ha qualche chance pure Strinic che potrebbe far rifiatare Ghoulam.
Terremoto, il Papa fra le macerie
Con i bambini. Il Pontefice, arrivato in mattinata ad Amatrice, accompagnato dal vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha incontrato i bambini della scuola. Il Papa è stato accolto dagli studenti delle elementari e delle medie che gli hanno donato alcuni disegni. Francesco li ha abbracciati e salutati uno ad uno. Quindi si è intrattenuto per ascoltare i racconti dei ragazzi. Poi si è fermato, da solo e in silenzio, davanti alle macerie per pregare.
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